"Vedo i fiumi dentro le mie vene, cercano il loro mare, rompono gli argini, trovano cieli da fotografare..
Sangue che scorre senza fantasia porta tumori di malinconia.." - F. De Andrè, Un ottico
Visualizzazione post con etichetta Montagna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Montagna. Mostra tutti i post
domenica 30 giugno 2013
Nuovo Dominio
Anselmo ha così deciso.
Decisione insindacabile. A lungo meditata e attuata all'improvviso.
L'indirizzo è cambiato.
L'eco della montagna, ora è ancora più echeggiante.
ecodellamontagna.blogspot.com
Era necessario un rinnovamento.
Passerò, tornerò, seguiranno aggiornamenti.
Un caro saluto a tutti.
Buona estate,
Buon tutto.
A presto.
A.
domenica 24 febbraio 2013
La terra stanca, sotto la neve..
In questi giorni di copiose nevicate, dove l'unica cosa da fare è spalare per riuscire a mettere la testa fuori dall'uscio di casa, mi passa per la testa questa canzone bellissima.
Dovete sapere che io sono uno di quelli che quando ha un motivetto per la testa, non se lo leva per giorni.
Quindi questo, dato che è un motivetto che, accompagnato da un bel testo, si può definire Buona Musica, lo condivido volentieri.
Sale la nebbia sui prati bianchi
come un cipresso nei camposanti
un campanile che non sembra vero
segna il confine fra la terra e il cielo.
Ma tu che vai, ma tu rimani
vedrai la neve se ne andrà domani
rifioriranno le gioie passate
col vento caldo di un'altra estate.
Anche la luce sembra morire
nell'ombra incerta di un divenire
dove anche l'alba diventa sera
e i volti sembrano teschi di cera.
Ma tu che vai, ma tu rimani
anche la neve morirà domani
l'amore ancora ci passerà vicino
nella stagione del biancospino.
La terra stanca sotto la neve
dorme il silenzio di un sonno greve
l'inverno raccoglie la sua fatica
di mille secoli, da un'alba antica.
Ma tu che stai, perché rimani?
Un altro inverno tornerà domani
cadrà altra neve a consolare i campi
cadrà altra neve sui camposanti.
Condivido anche il video, anche se sono dell'idea che non ci sia niente di meglio che fare propria la canzone che si ascolta, se piace; immaginare le parole, il contesto, l'ambientazione. Immergersi nella canzone. E i video, pur anche solo di immagini, in questo penalizzano sempre.
Un abbraccio nevoso, cari amici!
A.
Etichette:
flora et fauna,
libertà,
Montagna,
poesie,
quotidianità,
Rock'n'Roll
giovedì 27 dicembre 2012
Auguri Puntualissimi
Diciamo che chi mi conosce bene, potrebbe testimoniare a riguardo della mia 'si poco spiccata puntualità.
Vi assicuro che ho sempre una scusante plausibile e professionale pronta, comunque sia.
Il preambolo per farvi i miei più sinceri auguri di Natale, di solstizio, di nuovo anno. Di tutto il bene possibile.
Non credo sia già troppo tardi per gli auguri di Natale; in fondo in questi giorni, da qui all'Epifania, si respira un'aria quasi magica, per chi ha un minimo di sensibilità, al di là delle lucine e delle cose frivole.
Mi piace sempre pensare, e questo fin da quando sono bambino, mi ha sempre reso felice, che da qui in avanti, le giornate cominciano ad allungarsi. Questo mi ha sempre riempito di positività, dal Natale, la primavera era molto più vicina, anche se in realtà è appena cominciato l'inverno.
Io, dal mio canto, tento sempre di essere positivo il più possibile.
Sappiate che non sono morto, sono vivo e attivo, anche se poco ormai nel mondo virtuale. Ma ciò che mi verrebbe da scrivere il più delle volte quando sento il bisogno di scrivere, oramai, sono sfoghi e grandi o piccole incazzature, al che, ve le risparmio volentieri. Meglio per tutti leggere cose più concrete e utili di un vaffanculo.
Quindi sappiate che prima o poi, a breve o tra molto, il contadino tornerà con nuovi post, possibilmente ispirati. Per ora mi ritiro nella mia caverna di montagna.
[Se continuo con queste fesserie, finirete per farvi un'idea orribile degli agricoltori montanari.]
Davvero amici, un abbraccio a tutti voi, e ancora tanti auguri.
Buon Tutto.
A.
Etichette:
Auguri sinceri,
libertà,
Montagna,
quotidianità
giovedì 17 maggio 2012
Le prime cose che mi sono venute in mente, con pennellate di giallo
Non ho
niente di particolare da scrivere in questo periodo. O meglio, forse ho troppo
da dire, che non so da dove cominciare. Quindi, vista la mia mancanza di tempo
da dedicare al blog (ahimè) lascio stare.
Ergo
questo post serve a dirvi che sono ancora vivo, che vi penso di tanto in tanto
(sul serio eh).
Vorrei
poter scrivere qualcosa di bello, in modo che alla fine di questo post ve ne
andiate con qualcosa di buono; magari mi è capitato di farlo a volte, qui,
magari ho anche talento, mah, chissà, rispetto alla media di tante cagate
scritte che hanno successo; ma non è questo il giorno. È un periodo un po' difficile,
"stressante" direbbe qualcuno. Richiede molte energie, mentali e
fisiche. Le fisiche, materiali, le prendo dalla pasta e dalla prima colazione.
Le mentali le prendo da quello che mi sta intorno, qui, silenzioso. È pieno di
cose belle qui. Giorno dopo giorno, sono sempre più innamorato di queste
montagne. Qui ora è tutto verde e giallo. Verdi sono i campi di medica che
saranno a breve sfalciati, verdi sono i campi di grano che tra un mese
vireranno all'oro, verdi sono gli alberi, all'apice della loro virilità. E in
mezzo a tutto ciò ora c'è il giallo del tarassaco e di miliardi di ranuncoli,
che vanno a dare qua e là vangogghiane pennellate di giallo al paesaggio,
riempiendo letteralmente i prati di luce, tant'è che farebbero innamorare di
queste montagne anche il più ostinato e schizzinoso abitante di città. Questo è
cibo per l'anima, che si mangia rigorosamente con gli occhi. E con un pizzico
di naso, se ci si trova vicino al biancospino in fiore, che mentre guardi il
giallo dei campi e dei boschi, ti fa arrivare alle papille il dolce sapore
della primavera. Altra magia gialla qui è il maggiociondolo in fiore, certi
posti ne son pieni; e come se non bastasse, a ravvivare i calanchi sempre così
tristi, ci sono ora le ginestre, sempre gialle, in piena fioritura. Qui è l'ora
del giallo, e Agatha Christie non c'entra; è il periodo più giallo dell'anno.
Quand'ero
piccolo i miei mi davan le vitamine, la pappa reale, perché maestri e
professori dicevano sentivo la primavera, e avevo un calo d'attenzione e di
rendita (e vorrei ben vedere con queste giornate, in culo allo studio, direi
ora, "cara maestra", citando Tenco) ora mi rendo conto che tutta
l'energia di cui ho bisogno la prendo proprio da qui, da queste cose
meravigliose che vedo, dall'aria che respiro, dall'energia e la voglia di fare
che mi creano dentro. L' energia di cui abbiamo bisogno è dentro di noi.
Vitamine e integratori vari sono solo un'illusione, ci serve solo uno stimolo
per farci sentire vivi, forti, capaci di spaccare il mondo. Qui vedo gente che
non ha certo vent'anni, ma magari quattro volte tanto, e ha tutto questo. Perché
quello stimolo è solo dentro di noi. Basta cercarlo, sentirlo, cavalcarlo..
E sto
provando a cavalcare il possibile ora. Con qualche ostacolo non ho certo
rinunciato a cavalcare qualche utopia realizzabile. Avevo avuto l'idea di
abbandonare l'uni a poco dalla fine, causa lavoro e pochi soldi; ora voglio
riprendere nonostante sia più difficile che mai, ma si sa, volere è potere, e
ho capito che è la cosa giusta da fare.
Vorrei
poi far capire a tante pecore che sono convintissime che Monti sia l'unica
soluzione per uscire dalla crisi che non è così, che c'è un'alternativa, a
differenza di quello che credono loro. Che i suicidi che si stanno consumando
giorno dopo giorno sono un chiaro sintomo di malessere sociale, nonostante i
suicidi ci fossero anche prima di questo governo tecnicamente criminale. In
particolare è una frecciatina a quelli che si definiscono di sinistra o
addirittura "comunisti" e che sostengono che Monti sia indispensabile
e stia facendo bene. Uno, con tutte le misure che sta adottando, richieste
dall'alto dei vermi europei, questo è uno dei governi più nazifascisti di
sempre, per tutta la macelleria sociale e la libertà che sta togliendo al
popolo. Perché se prima ce n'era poca, ora la democrazia sembra un ricordo
lontano. Perché sta creando tensione e terrore. Quindi tacete, per favore, fate
più bella figura. Due: con questo discorso di "valori" di destra e
sinistra, avete rotto i coglioni. Foste un minimo intelligenti, capireste che
destra e sinistra sono ormai solo due parole che portano dietro ideologie
riciclate create per fare la guerra tra noi poveri, mentre dall'alto delle
gerarchie sociali ridono di tutto ciò e fanno il possibile perché questo
continui, perché altrimenti loro non avrebbero più potere. E poi,
questamminghia di crisi, da chi sarà mai stata causata? Ve lo siete mai
chiesti, mai? No eh? Scusate lo sfogo, ma dopo un po' che sento stronzate mi
ribolle il sangue. Magari non sarete d'accordo con me, magari non sono
simpatico, ma questo è quello che penso. Purtroppo ho poco tempo, sto scrivendo
tutto di getto e mi piacerebbe approfondire di più..
Io
comunque, nel mio piccolo, provo a fare quello che ritengo giusto. Queste idee
le metto nella pratica; come produttore, vendo ai GAS, credo nella decrescita,
nella sovranità alimentare, nel commercio locale diretto e a km zero, ecc. Io
posso fare solo questo, per ora, ma se ognuno nel suo piccolo adottasse certe
misure "contro il sistema" già
si comincerebbe a fare una piccola rivoluzione pacifica e silenziosa..
Ho
scritto le prime cose che mi son venute in mente, poi, del resto, ce ne
sarebbero molte altre..
Vi ho
annoiato.
L'avevo
detto, volevo ve ne andaste con qualcosa di bello, allora dato che non sono
riuscito a darvelo con le parole, ci provo con qualche foto quadrata..
![]() |
| [pigna a Pinarella di Cervia] |
![]() |
| [il gatto nel sacco] |
![]() |
| [alcune delle mie bestiole al pascolo] |
![]() |
| [Kissed by the rain] |
![]() |
| [Modena, zona Gramsci/stazione, al tramonto] |
![]() |
| [Microzoo] |
![]() |
| [Pinarella di Cervia] |
![]() |
| [San Gimignano] |
![]() |
| [visioni dall'alto, sempre a San Gimignano] |
![]() |
| [Pinarella] |
![]() |
| [Angelo custode, Pinarella] |
![]() |
| [questa è stata fatta quasi due settimane fa, per darvi l'idea di quello che andavo scrivendo sopra. Appennino emiliano] |
Come avrete intuito, e per chi non fosse pratico lo dico io, si, sono su Instagram, e mi piace anche. Se vi va di vedere altre foto, io sono @andreaborx , ora scappo, nel giallo di quassù..
Ciao!
Etichette:
ambiente,
flora et fauna,
foto,
Instagram,
la mia opinione,
libertà,
mare,
Modena,
momento incazzoso,
Montagna,
pensieri e parole...,
quotidianità
domenica 12 febbraio 2012
Hungry birds..
..
& angry snow
Emilia Romagna. Emilia. Appennino bolognese, appennino modenese. Circa ottocento
m.s.l.m.
Una
zona dove di neve ne è venuta, non c'è che dire; ora siamo a oltre due metri. E continua.
Altro che - non me ne vogliano i romani -
Roma! Ridicoli loro, ma soprattutto ridicoli giornalisti e telegiornali che ne
parlano come se fosse il circolo polare artico. Qua e in Romagna, la situazione
è un tantino più complessa, sono crollati tetti, non si sa più dove mettere la
neve, scoppiano i tubi dell'acqua. Ad
esempio. Così tanta neve in così poco tempo, io non la ricordo.
Forse
neanche loro.
Ma
loro non lo fanno pesare a nessuno, anche se forse sono i più colpiti. Loro, e
la fauna in generale.
Loro
se ne stanno lontani da polemiche, uomini di finanza, uomini che causano le
crisi, uomini che si "dimettono da rockstar", insomma dagli uomini in
generale. Stanno lontani dai rumori strani, dalle persone arrabbiate. Loro
stanno in silenzio; cinguettano, tutt'al più.
Se
potessero parlare, direbbero al massimo che hanno fame. Non credo sarebbero
così stronzi da spifferare tutti i segreti che porta loro il vento. Non sono
esseri umani. Per questo ne scappano.
Hanno
paura di noi perché siamo stronzi, in fondo.
Però
in questi giorni, con questa neve che nasconde loro il cibo, con le raffiche
che non li fa volare, prendono il rischio.
Provano
a fidarsi un po' degli esseri umani. Standoci ben lontani, si capisce.
![]() |
| Cinciallegre |
Ma
la stessa felicità la si osserva anche nell'essere umano che li sta a guardare
dietro i vetri della finestra, stando attento a non farsi scoprire. Forse si
crea un infinitesimo legame in tutto questo. Qualcosa che accorcia le distanze
di paura tra loro e l'uomo. Forse per qualche istante l'armonia che dovrebbe
trionfare in natura tra l'essere umano e la madre terra, si fa sentire davvero.
Allora
non resisto più. Il solo osservarli da dietro un vetro non mi basta.
Io sono libero come loro.
Io
voglio sentire ancora di più quell'armonia.
Vorrei
dire loro che mi piacerebbe volarci assieme, che non voglio far loro del male.
Ci provo,a modo mio. Mi armo della modesta reflex, e vado a caccia d'armonia.
Etichette:
ambiente,
flora et fauna,
foto,
libertà,
Montagna,
quotidianità
mercoledì 26 ottobre 2011
Come quando fuori piove..
L'acqua
ha una sua memoria, questo si sa, e a volte la porta anche in giro.
La
pioggia mi fa venire in mente ricordi che altrimenti non uscirebbero.
Vicini
e lontani.
Dolci,
a volte amari.
Piove
sulla strada dove le castagne, coperte dai loro ricci, sono cadute; le macchine
senza pietà ci vanno sopra, e con la pioggia vanno a formare un unico impasto
marrone.
Un
manto triste, dove l'asfalto nero e umido prende il sopravvento, non appena la
zona di bosco al limite della strada finisce.
Di
tanto in tanto saltellano rospetti, mi sembrano confusi. Cercheranno cosa?
Non
so se per loro è bello e si godono questa pioggia, o se invece se ne vadano a
cercare riparo in vista ormai del periodo più freddo.
Io
mi limito a sorridere, trovandoli buffi, cercando di stare ben attento a
schivarli.
Piove
sul vetro dell'auto che va.
La
radio spenta.
Mi
piace ascoltare il rumore della pioggia, la sua magia.
La
musica delle gocce a cadenza confusa, riesce quasi a coprire anche il brusio
dei miei pensieri,
Mentre
avverto una sottile malinconia, data forse dai finestrini che si illuminano di
mille scintille dai lampioni nella strada, dalla sera buia, dai ricordi che
girano per la testa come le gomme bagnate della macchina sulla strada.
Piove
ancora sul vetro della macchina. Il tergicristallo sembra dare il tempo alla
musica.
Ma
il tergicristallo è solo un trucco, è un'illusione che la pioggia si possa
fermare, che possa essere controllata, nel suo ritmo e nel suo bagnare le cose
tutt'intorno.
La
pioggia ha il suo ritmo, ora va a terzine, ora a quattro quarti. Spesso fa dei
tempi sincopati, dove il tergi si confonde.
È
la pioggia che dirige l'orchestra ora, è lei la maestra. Tutto il resto va a
seguire, come l'umore di certe persone, la loro voglia di fare, i loro
pensieri.
I
miei pensieri.
La
mia voglia di fare. Ora vorrei essere davanti al camino, su una mano una tazza
calda, sull'altra un abbraccio*, ancora più caldo, ad ascoltare il concerto
della pioggia.
Perché
noi uomini ci facciamo influenzare così facilmente, da una cosa in sé banale,
come la pioggia? Da dove viene questa nostra debolezza? Non dovremmo noi essere
i signori di questo pianeta, e dirigerlo in armonia con la natura? E allora
perché una semplice pioggia crea questi cambiamenti in noi?
Forse
abbiamo ancora molto da imparare..
Forse
sono sempre io il solito che si fa troppe domande, che si lascia prendere dai
pensieri..
Piove
anche sui cartelli stradali, ora anche il ticchettio della freccia della
macchina si unisce al leggero scrosciare della pioggia sul vetro e sul
tettuccio, è un rumore un po' più metallico adesso.
Si
spegne il motore.
Piove
sulla pozzanghera dove ho appena inzuppato il piede. [Va in mona.]
Piove
sopra e sotto i lampioni, in contrasto col cielo nero, dove la pioggia che cade
si vede ben distinta, e sembra quasi latte.
Piove
sopra gli ombrelli dei passeggeri alla stazione.
Piove
sugli impermeabili di chi non ha l'ombrello.
Piove
sulla mia testa, sui miei pensieri.
Ma
la pioggia non riesce a fermarli. Mi abbandono ai pensieri più dolci, ai
ricordi più felici.
È
un rumore troppo bello adesso, per sprecarlo con cose tristi.
Piove
sul tetto che sta sopra di me.
Lascio
la pioggia fuori, e tutto il resto dentro..
Striscio
le scarpe sul tappeto che dice,
Welcome,
Grazie,
Entro.
"Ciao!"
"Ciao,
piove ancora?"
"Si,
piove.."
*non
da intendersi come biscotto, anche se non mi dispiacerebbe neanche quello, con
in mano una tazza di thè caldo.. Mmm..
(In
partenza questo post voleva parlare di alcuni miei ricordi legati alla pioggia,
ma poi è uscita un'altra cosa, e sarebbe diventato un poema epico, quindi,
casomai, alla prossima puntata:))
Un
caldo saluto a tutti i Visitors e blog-amici!
Etichette:
ambiente,
libertà,
Montagna,
pensieri e parole...,
quotidianità,
ricordi
venerdì 30 settembre 2011
Viraggio
Non
si direbbe mai, ora.
I
campi ancora verdi, con qualche trattore coraggioso che affronta un ultimo
taglio di fieno a fine settembre.
Qualche
cicala, ancora non stanca d'oziare, che imperterrita continua la sua cantilena;
Il
sole, che scalda sempre quando tocca la mia pelle, che ancora ha la forza di
colorarla; sembra non voglia perdere il suo vigore estivo. Regala ancora
generoso i tramonti della bella stagione.
I
boschi ancora verdi, vivi, carichi di vita in movimento: gli scoiattoli
indaffarati a far provviste, gli uccelli che ancora cantano a gran voce, caprioli e gli altri ungulati, che pascolano
senza problemi nei campi ancora ricchi di verde.
Il
verde dei campi che quando tira il vento è un mare che mi richiama
all'avventura, e aspetta soltanto il mio veliero.
I
falchi, alti, scrutano ancora dall'alto la situazione, dominano silenziosi e
immobili la montagna.
Ma
qualcuno già ara; qualche campo ha già cambiato colore, e ora è marrone.
E
degli alberi si avverte ormai la stanchezza.
Eppure
non si direbbe mai, ora, se non ci si mettesse ad ascoltarli in silenzio.
Non
si direbbe mai, guardando con questi occhi quello che ancora circonda la
montagna, che oramai tutto sta per virare.
Fatico
davvero a pensarlo, con tutta questa vita intorno a me.
Ma
come per tutte le cose, un viraggio, un cambiamento, è necessario.
Ad
osservare bene la natura, lei vira, cambia solo in meglio.
Solo
noi esseri umani, a pensarci bene, abbiamo la facoltà di farlo in peggio o in
meglio.
Che
strani animali..
Mi
godo dunque questo presente fatto degli ultimi verdi di queste montagne, e
degli ultimi canti festanti della terra.
Dentro
di me aspetto sereno il suo viraggio, sapendo che niente finisce, ma tutto si
trasforma, in meglio.
Se
lo si vuole.
Un
caldo saluto a tutti i Visitors e a tutti gli amici bloggers che passano di
qua, scusate la mia assenza, ma comunque vi ho pensato :)
(Si
lo so che ho scritto molti "ancora" e che ho iniziato una frase con
"E", ma sinceramente, chissenefrega.)
A
presto amicici!!!
Buon
fine settimana!
Etichette:
ambiente,
flora et fauna,
foto,
libertà,
Montagna,
pensieri e parole...,
quotidianità
giovedì 21 luglio 2011
Fotografia di Montagna #2 - Lucciole
C'è sempre un'ombra di magia dietro le scie ad intermittenza delle lucciole.
Da bambini non ci si può non chiedere come tutto questo sia possibile; ad una certa età si impara precisamente come si crei quella loro luce, ma nonostante le spiegazioni, è bello e dolce lasciarsi trasportare da quella meraviglia che mi coglieva quand'ero bambino; quando l'umidiccia e infinita pianura, le prime sere d'estate, diventava il teatro delle lucciole innamorate.
E
quelle scie intermittenti mi brillavano negli occhi, riempiendomi di stupore.
Lo
stupore non mi ha mai abbandonato, e credo mai lo farà; ogni sera, ancora ora,
mi meraviglia questo intermittente danzare, e ammiro tutto questo come se ogni
volta fosse uno spettacolo mai visto prima.
È
che ogni sera, mi piace cogliere questa semplice emozione: uscire di casa,
andare a piedi sulla via deserta, e immergermi nel via vai di luci che si
inseguono, cercando di non dar disturbo.
E
ogni volta, come allora, quelle luci mi brillano negli occhi, e mi coglie forse
lo stesso stupore.
Quassù
però è diverso dalla pianura.
Quassù
le lucciole arrivano solo quando l'estate è arrivata davvero. E continuano a
starci e a danzare fino quasi alla fine di luglio.
Quassù
non ci sono luci di lampioni o di città, a disturbare la loro vista.
Quassù
ci si può stupire liberamente, guardandole.
Posso
stare a guardarle tutta la notte, volendo, senza mai stancarmi.
Ne
seguo una con lo sguardo, senza che lei lo sappia; ora è qui, ora si spegne e
mi immagino che sia andata lì. Invece è là.
Ora
insegue quell'altra lucciola, che scappa verso la valle; chissà se riuscirà a
prenderla. Ha tutta la notte per provarci, penso: ce la farà!
Ora
guardo quest'altra: mi sembra vagare senza meta, a zig zag, nell'aria.
L'aria
piena di lucciole.
Mi
piace respirare questa magia.
Una
invece forse è stanca, e ora si è fermata a riposare sulla foglia di una
quercia.
Un'altra
invece volava troppo in alto, ed ora è diventata la stella polare.
Altre
le ho viste, hanno provato a seguirla, e si sono perse per la via lattea. Ora
si sono confuse, tra i milioni di stelle.
Qualcuna
di loro vira, migra, indecisa se fermarsi su Giove o se proseguire fino a
Sirio, così luminosa.
Qualcuna
cade, e sfinita per aver volato così tanto, si spegne e va a dormire tra i
cespugli del bosco.
Ci
sono poi quelle che resistono alla notte, e se uno ha la vista buona, le vede
brillare fino all'alba. Anche oltre l'alba. Sono le lucciole più forti, quelle
che non si stancano mai di far luce, e che forse danno la voglia di brillare
anche a quelle stanche.
Le
lucciole che illuminano la notte. Che non illuminano la strada asfaltata dove
stai camminando, anzi. Ti ci fanno uscire, portandoti dove la valle piena delle
loro scie luminose si mischia col cielo pieno di stelle. E anche se una sola di
loro fa poca luce, vederle così tutte assieme nella vallata riesce ad
illuminarti l'anima e farti brillare gli occhi.
La
bellezza della semplicità è così forte e distante dal mondo e dai luoghi
comuni, che a malincuore, con dispiacere, abbandono la vista della vallata, per
tornare sulla via asfaltata.
Saluto
le lucciole.
Vado a letto.
Buonanotte.
Etichette:
ambiente,
flora et fauna,
foto,
libertà,
Montagna,
non-poesie,
pensieri e parole...,
quotidianità,
ricordi
giovedì 23 giugno 2011
Fotografia di Montagna
Le campane dell'abbazia di Montetortore suonano. Non le avevo mai sentite suonare prima, in otto anni che abito qua.
Mi rendono felice, mi mettono il buonumore. Vorrei poter fermare l'attimo in cui suonano.
Suonano a mezzogiorno ho notato oggi. Mentre io sono ancora nel campo, a lavorare. Suonano l'ave Maria, partono con quella.
La cosa buffa è che io me ne stavo canticchiando "Highway to hell", e poi mi sono ritrovato a canticchiare l'ave Maria. Senza rendermene conto.
È che uno quando è felice canta. Quando sta bene canta.
Ed è successo questo. Che mi sono ritrovato immerso nella pianura, da bambino.
Nel retro della casa di mia nonna, a Villadose. Da lì si vedeva il campanile della chiesa.
Da lì la sera, verso le sei, se ben ricordo, le campane suonavano la stessa melodia.
Mia nonna la cantava. Io no, forse di tanto in tanto quel ritornello, di certo molto melodico e intonabile. Poi me ne tornavo a giocare col pallone, facendolo rimbalzare sul muro, mentre le campane continuavano a suonare.
Mi piaceva però quell'atmosfera, anche se non cantavo.
Mi piaceva l'aria che respiravo dietro quella via, guardando il campanile dal basso verso l'alto. Guardando le campane che suonavano, il batacchio che picchiava ora qua, ora là.
E il campanile mi sembrava un gigante, immenso.
Mi ricordo che mi rattristava un po' quando smettevano, e io tornavo a dare calci al pallone con aria diversa, percorso da quella sottile, leggera malinconia, forse nel giocare da solo col muro, in quei momenti, forse data dall'assenza e dalla stessa attesa di mia mamma o del papà, che di li a poco sarebbero tornati a prendermi.
Ora penso a tutto questo con un filo di nostalgia, con una malinconia dolce.
Che svanisce quando queste campane smettono di suonare. Quando mi accorgo che per un attimo ho cantato quella stessa melodia che mi piaceva quand'ero bambino.
Smettono e ritorno subito grande, d'improvviso. In fondo hanno suonato solo due minuti, anzi forse solo uno.
Quanto basta per aver provato quelle emozioni. Per essermi fatto attraversare da dolci ricordi infantili e spensierati.
Ora le campane sono quelle di un'altra chiesa, di un altro paese, di un'altra provincia.
Ora in mano ho una zappa. Ora sto lavorando.
Ora forse, provo emozioni molto più forti, anche se dolci.
Vorrei fermarli questi attimi. Di solito uso la macchina fotografica.
Ma fotografare le emozioni e i ricordi che ti attraversano il cuore e il cervello mentre suonano le campane, purtroppo, non si può.
Potrei fotografare le campane, si. Ma sarebbero solo campane come tante.
È il viverle le cose, sentirle, che le rende diverse. Speciali.
E qua in montagna per me, è spesso così.
Sono attraversato da cose magnifiche, bellissime, da emozioni splendide.
Che non si possono fotografare, ahimè.
Qua ogni giorno sarebbe da scrivere..
Etichette:
ambiente,
libertà,
Montagna,
pensieri e parole...,
quotidianità,
ricordi,
Rock'n'Roll
lunedì 16 maggio 2011
Dal Memoriale di Viale G. - ultima sera - Reloaded
Sono passati più di nove mesi da quando ho scritto questo post. L'ho riletto quasi per caso, e ho deciso di riproporvelo, ora. Ho provato a dire "No, lo posto fra altri tre, quando sarà passato un anno.." ma è stato più forte di me; un po' perché già la mia vita è un pochino cambiata, già dieci giorni dopo averlo scritto, un po' perché a volte mi chiedo ancora se finirò come quella paglia, sola nel pacchetto. A volte mi sento ancora come lei.
Un po' per dirvi che non l'ho fumata, l'ho buttata via insieme a tutto il resto, e ho smesso per sempre.
Ma, credo, solo dopo morto potrò dire se sono stato come lei... Ad ogni modo, credo di essere un po' cambiato (spererei in meglio) da allora..
Dal Memoriale di Viale G. - ultima sera - Lun 9 Agosto 2010
È strano come passa il tempo. A marzo, quand'è iniziato l'ultimo semestre, quando sono ritornato qua, al 309 di questa via dimenticata da dio, avevo provato ad immaginare come sarebbe stato l'ultimo giorno di permanenza in città. In questo appartamento. Ma mi metteva tristezza, al che non ci facevo più di tanto caso. E invece quel giorno è arrivato.
Ed eccomi qua, alle 4 e mezza del mattino, sul terrazzo dell'appartamento, a pensare che questo è l'ultimo giorno che ho vissuto da cittadino.
Non è caldissimo, anche se qua in braghe e maniche corte, si sta più che bene. Sta per piovere, me lo sento, tira un'aria leggera, fresca.
Torno in sala, ho lasciato il pacchetto in cima al tavolo, ne sono rimaste solo quattro.
Prima sigaretta
Dal terrazzo al tavolo della sala ci saranno si e no 3 metri, il fatto è che devo aprire questa porta del cazzo che cigola e fa un rumore assurdo, e non mi va di svegliare gli altri, ma la devo chiudere per forza, altrimenti le tende con questo vento si gonfiano e potrebbero tirare giù quella roba che è li, in cima al mobile di fianco alla porta.
Sono appena tornato da una bella serata, che ovviamente è diventata nottata, e poi mattino. Succede sempre così. E chi ci pensa al tempo mentre stai saltando sulla terra che gira. Diventa tutto relativo.
Ovviamente ho bevuto un po', non me ne vanto no, ma ci stava stasera, è una di quelle sere che non capitano sempre, e volevo essere sicuro di non aver pensieri per la testa, di non pensare alla partenza, di divertirmi insomma. Che poi, non ce ne sarebbe bisogno, uno come me di cazzate ne fa mille anche da sobrio, che mi divertirei solo a guardarmi. Che discorso inutile.
Seconda sigaretta
Mi rendo conto di quanto sia preziosa l'aria che respiro fumando queste sigarette. Tra un tiro e l'altro di tabacco, nicotina, e anidride carbonica, fare un tiro di puro ossigeno col fumo lontano fa la differenza. Nel frattempo ha cominciato a scendere una pioggerellina sottile, che manda in terra tutta quella polvere che resta sospesa in aria qua in città, e permette di respirare un po' meglio. Manda in terra anche il fumo che spedisco oltre la ringhiera del terrazzo, perforandolo goccia per goccia, senza farlo salire neanche un po' nell'aria.
Dovrei essere felice per l'aria un po' più fresca e pulita. Ma con questa merda in bocca non me ne rendo molto conto. Tutto quello che sento ora è soltanto un gusto amaro ma piacevole, e una palla di catarro che mi è arrivata in gola. Segno che forse i polmoni non sono ben contenti di quello che gli sto buttando dentro e stanno facendo di tutto per respingerlo in fuori. E allora lo spingo fuori. L'ho sputato giù, di certo non si è confuso con la pioggia e quando è caduto da questo quarto piano ha fatto il suo rumore distinto. Non mi preoccupo che qualcuno possa avermi visto pensando che faceva schifo, non c'è nessuno in giro.
Però mi sento un idiota. Mi sto facendo male, in fondo, lo so, ma mi piace. Mi sento più leggero ora, più rilassato. Più tranquillo. Pur consapevole che il fumo annebbia il cervello. Ma chi se ne fotte ora, qui, alle 5 del mattino.
Terza sigaretta
Quasi quasi finisco il pacchetto. E poi caccio via tutto. Accendino, pacchetto vuoto, pensieri, e me ne vado a letto.
Mentre accendo ha smesso di piovere. La brezza è rimasta però; non mi dispiace. Penso, è bella Modena. È bella. Anche se adesso davanti a me vedo solo una via di merda, che sta dormendo, recintata da una fila di macchine da un senso e dall'altro, separate solo da un'infinita aiuola di querciole, che per quanto sia poca e misera la terra che le circonda, povere, sono l'unica cosa che qua, mi ricorda la montagna.
Penso, è bello stare qui, tra la via Emilia e il West. Questo è il West. Dove nella via incontri gente che viene da ogni parte del mondo. Si, questo è il West, dove finisce Modena, alla fine della via poi, non c'è più niente. Finisce tutto. Penso, Modena è bella anche da qui. E chi non c'è mai stato, su questo fottuto terrazzo, fumando una cazzo di Winston blu alle 5 del mattino, non lo può capire. Si è perso un pezzo di città. Chi conosce questa via mi risponderebbe senza problemi: "Tientela!". Certo che me la tengo, idiota. E la porterò sempre nei miei ricordi. Questo pezzo, e tutti gli altri pezzi. Dove sono passato una volta sola, dove mi sono perso, dove ho fatto rally, dove ho consumato le gomme del 106. Anche dove sono passato mille volte, ma in mille altrettante situazioni diverse; che sono i dettagli a fare la differenza. Che piazza grande sarà sempre ferma li, ma se ci passi col sole, con la neve, di notte, da ubriaco, sarà sempre diversa. Ecco, credo siano i ricordi che fanno grande un posto dove sei stato. E io di Modena ne ho parecchi. Da questo punto di vista, non avrei problemi a dire che Modena è più grande di Bologna. Si, sono un folle, forse.
Ma anche la follia è relativa, come relativo è il tempo che sta passando adesso. Me ne accorgo dalla luce che spunta silenziosa da laggiù, e non me n'ero reso conto. Puttana non mi ha detto niente, ma da qualche parte albeggia ora tra i monti dove il sole rosso che nasce lo puoi vedere. Qua no, in questa via lo vedi pallido e alle nove, se ti va bene.
Però qualcosa l'ho sentito, era il rumore del Ducato del forno, quello dove andavamo a fare colazione. Chissà dove lo porta il pane, me lo sono sempre chiesto. Peccato che il profumo del forno non arrivi fino a qua, sarebbe bello adesso, mentre osservo stanco questo tizio che non so chi sia, che mette in moto la Fiesta vecchia qua sotto e se ne va. A lavorare, forse. Non credo di averlo mai visto, o forse non ci ho mai fatto caso. La vita di città è strana anche per questo. Abiti fianco a fianco ad altre cento, mille persone che non sai chi sono, da dove vengono, cosa fanno. Se solo ci parlassimo potremmo scrivere un libro per ogni storia, e sono convinto che qui, su viale G, verrebbe fuori un romanzo spettacolare. Invece la frenesia della vita di città non ci permette di parlare con gli sconosciuti. Men che meno se non sono italiani.
So però dove andrò io, ora. Via. Via da Modena. E mi dispiace, si, partire.
Non perché forse non farò più questa bella vita, ma perché so che mi allontanerò dalle amicizie e dalle persone con cui mi ero trovato bene in questi anni.
E le amicizie si sa, come gli amori, non possono vivere a distanza. Ci si può parlare si, su facebook o msn. Ma le parole sono vuote e morte, se non si hanno due occhi di fronte a te, a cui poterle dire. Questo mi dispiace tremendamente. Ma non mi rattristo certo. Se un sentimento è vero, sincero, sopravvive nel tempo e nello spazio.
Già, il tempo, quello relativo, lui. Ora mi sono accorto che è passato perché ho finito anche questa. La spengo, prendo le altre due cicche che avevo lasciato sul posacenere, e le metto dentro al vaso nell'angolo del terrazzo. È il cimitero delle paglie, quel vaso. l'ho scoperto un giorno facendo le pulizie, quando avevo alzato il sottovaso che c'è sopra, per buttare via tutto. Ma quello no, è un'opera d'arte, non si può svuotare. È il trionfo della genialità e della pigrizia. Un vaso pieno di paglie fumate. Mica mie eh, son tutte del Berny praticamente, che fino a un mese fa ha fumato e riempito giorno dopo giorno questo bel vaso.
Resta quell'ultima paglia dentro al pacchetto. Ma adesso ho voglia d'acqua. Devo bere. E poi un'altra non la reggo. Basta intossicarsi! Ora mi polleggio un po' sul divano, mentre davanti a me lo schermo trasmette Rainews24, e bevo quest'acqua, benedetto chi l'ha inventata.
Mi alzo in piedi, spengo la tivù, prendo in mano questo pacchetto orami vuoto. Chissà cosa ne farò di quella paglia maledetta rimasta sola. Forse la fumerò domani prima di partire, dopo pranzo. Forse la getterò perché basta, non ne voglio fumare altre. Perché fa male per davvero. Mi sento un po' come lei, adesso. Un po' solo, e soprattutto incerto sul futuro. Chissà che cazzo andrò a fare adesso, quando mi laureerò, chi conoscerò. Cosa farò da grande. Chissà come sarò fra qualche anno. Forse sarò sempre come quella paglia rimasta sola nel pacchetto. O forse no. O forse in fondo, in certi momenti, siamo tutti come quella paglia. Solo il tempo deciderà per noi; si, quello relativo. Quello che ha deciso che ora mi trascino fino al cesso.
E vado a letto.
Etichette:
cazzate e deliri,
dediche,
Modena,
Montagna,
pensieri e parole...,
perle,
ricordi
lunedì 28 marzo 2011
In fondo, è una gran puttana..
(Pensato e non scritto Venerdì 25 Marzo)
Ho visto la prima lucertola, poco fa. Uscivo in macchina, anche se con questo sole avrei di gran lunga preferito andare a piedi.
Lei ne approfittava, invece, del sole. Era su un sasso che spuntava dal monte, vicino al sentiero. Riscaldava il suo sangue, ancora troppo freddo per la nuova stagione.
E poco lontano da lei e dal sasso c'erano anche le prime primule selvatiche. Fiori gialli così semplici, così delicati. Ma per questo incredibilmente belli e forti; nel sopravvivere all'inverno e ai suoi ghiacci che bruciano le radici e le prime foglie.
Vorrei farle una foto, immortalare ciò che sancisce la definitiva comparsa della bella stagione.
Ma è scappata appena ha sentito lo strappo del borsello in cui tengo la macchina fotografica. O forse appena mi sono avvicinato troppo. Era lì spaparanzata a godersi il calduccio, ma evidentemente con gli occhi ben aperti.
Vai te a fargli capire che la vuoi solo fotografare sul sasso vicino alle primule gialle, e non te la vuoi mangiare.
Ma la natura è bella anche per questo. Nulla è fermo, tutto respira.
La primavera è bella anche per questo.
Per le sue sorprese, per i cambiamenti, per i boschi che da cimiteri di scheletri dormienti si trasformano in paradisi di foglie e fiori.
Per la vita che si risveglia nel corpo, nella mente e tutt'intorno.
Per il fatto che pur essendo tutti gli anni uguale, ogni volta desta uno stupore incredibile.
Ha il suo fascino la primavera. Ora c'è il sole e sei felice, ora c'è una fottuta nuvola. Ora piove, e ti rovina la giornata, i programmi, le intenzioni.
La primavera, in fondo, è una gran puttana.
E come tutte le puttane, ha il suo fascino, e perbacco, ci sa fare!
Meretrice di pioggia nelle gite fuori porta; nei lavori pianificati dagli uomini dei campi; negli umori di persone che guardano dalla finestra.
Ma splendida e quanto mai lucente e pura quando regala alle gemme in esplosione il suo sole migliore, che già promette estate e frutti ricchi di polpa e passione.
Quando illumina il primo fiore del pesco e il primo pensiero appena svegli di mattina presto, quando si apre la finestra.
Quando non si riesce a stare dentro quattro mura perché ci fa sentire talmente liberi da non poter sopportare carte e lampadine, rumori, falsità; e ci si sente bene solo immersi in lei.
Dolcissima doppiogiochista.
Adesso esco, ma mi metto al collo ancora la mia sciarpa invernale. Non voglio darle l'illusione di amarla. Non voglio che se ne accorga. Se lo sapesse, sono sicuro che alla prima occasione se ne potrebbe approfittare.
Mi manca il coraggio forse, nel farle sapere che quando arriva mi sconvolge, dentro e fuori. Che il suo sole mi fa sudare e mi fa sentire l'estate annerirmi la pelle.
Che il suo vento gelido quando tira a nord mi ricorda le sfuriate di neve con cui l'inverno mi bastona la faccia.
No. Comincio a credere che non si possa amare una così. Una che prima è sole e poi è pioggia.
Però.. Per quanto siano apparentemente banali,
Che splendore gli occhi della Madonna della Primavera.
![]() |
| (Veronica persica, per gli appassionati botanici.) |
sabato 12 marzo 2011
Post della neve che si scioglie
È da un mese ormai che non scrivo.
Mancanza d'ispirazione.
O forse avrei fin troppe cose da dire.
Ma non riesco sempre a parlare di quello che ho dentro, certe cose mi pesano. Macigni arrugginiti che non posso condividere con nessuno.
Boli alimentari di pensieri fermi sullo stomaco, che devo digerire da solo.
Quindi partorisco ogni tanto. Qualcosa di leggibile.
Forse certi malumori e certi distacchi li crea anche ciò che ci circonda, se non siamo abbastanza forti da fregarcene.
Come i fluidi di assenza da se stessi e di cecità di certe persone che attraversano anche la tua pelle.
O come la neve che è scesa incessante per una settimana di fila senza mai fermarsi.
E che ora si sta sciogliendo e da candida e bianca si impasta con la terra, coi gas di scarico, con la cattiveria del mondo. E diventa nera, marrone, diventa fango. Porcheria; come l'anima di certe persone man mano che passa il tempo. O come forse la mia.
Penso che vorrei vedere cosa farebbe se fosse libera e non condannata a vivere con me. Condannata a dipendere dalle mie scelte.
A volte penso mi piacerebbe poter uscire dal mio corpo, non essere obbligato a vivere con me stesso, su me stesso. Perché quelle volte proprio non mi sopporto.
Vorrei passare davanti allo specchio del cesso e non vedere la mia faccia, le mie mani, i miei maglioni invernali. Ma solo i miei pensieri, le mie idee.
Liberi. Libere di andare dove vogliono, di volare sopra gli alberi, di riposarsi sulle cime di montagna dove fischia il vento.
Liberi di farsi ascoltare dagli altri, senza filtri corrotti della mia mente.
Eppure dovrei essere felice. Felice per quello che ho, per quello che sono.
Ma ho come la sensazione di essermi un po' adagiato sugli allori e su un tempo in terzine che mi fa muovere senza concludere nulla. Un valzer del cazzeggio cosmico che tradisce l'intenzione di accontentarmi di ciò che ho ottenuto finora, fermandomi.
Ho come la sensazione di non meritarmi tutto ciò che ho, a volte, perché posso fare molto più.
Lo penso spesso mentre in questi giorni gli uccellini cantano arie primaverili al mattino e al tramonto. Cinguettii che mettono il buon umore, che rendono felici.
Lo penso mentre furtivamente nascondo sotto terra il mio talento non facendolo fruttare, perché ho paura, per citare una parabola famosa. E si sa cosa succede poi.
Anche perché non avrei solo un talento "parabolico".
Avrei talento nel fare foto interessanti.
Avrei talento anche nello scrivere volendo.
Avrei talento anche, perché no, anche a fare canzonette.
Avrei talento nel fare emozionare con poco, col mio poco talento.
Avrei talento nell'essere felice, in pace. Facendo star bene chi mi è vicino.
Ma tutto ciò che vorrei fare adesso è far tacere quei cazzo di uccellini.
O forse no.. Forse è meglio se muovo il culo e mi do una mossa...
![]() |
| "Vita" |
| "Morte" (Scatti rubati della nobile arte del far legna in montagna) |
Etichette:
ambiente,
foto,
libertà,
momento incazzoso,
Montagna,
pensieri e parole...
Iscriviti a:
Post (Atom)


























