‎"Vedo i fiumi dentro le mie vene, cercano il loro mare, rompono gli argini, trovano cieli da fotografare..

Sangue che scorre senza fantasia porta tumori di malinconia.." - F. De Andrè, Un ottico

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giovedì 17 maggio 2012

Le prime cose che mi sono venute in mente, con pennellate di giallo




Non ho niente di particolare da scrivere in questo periodo. O meglio, forse ho troppo da dire, che non so da dove cominciare. Quindi, vista la mia mancanza di tempo da dedicare al blog (ahimè) lascio stare.
Ergo questo post serve a dirvi che sono ancora vivo, che vi penso di tanto in tanto (sul serio eh).
Vorrei poter scrivere qualcosa di bello, in modo che alla fine di questo post ve ne andiate con qualcosa di buono; magari mi è capitato di farlo a volte, qui, magari ho anche talento, mah, chissà, rispetto alla media di tante cagate scritte che hanno successo; ma non è questo il giorno.   È un periodo un po' difficile, "stressante" direbbe qualcuno. Richiede molte energie, mentali e fisiche. Le fisiche, materiali, le prendo dalla pasta e dalla prima colazione. Le mentali le prendo da quello che mi sta intorno, qui, silenzioso. È pieno di cose belle qui. Giorno dopo giorno, sono sempre più innamorato di queste montagne. Qui ora è tutto verde e giallo. Verdi sono i campi di medica che saranno a breve sfalciati, verdi sono i campi di grano che tra un mese vireranno all'oro, verdi sono gli alberi, all'apice della loro virilità. E in mezzo a tutto ciò ora c'è il giallo del tarassaco e di miliardi di ranuncoli, che vanno a dare qua e là vangogghiane pennellate di giallo al paesaggio, riempiendo letteralmente i prati di luce, tant'è che farebbero innamorare di queste montagne anche il più ostinato e schizzinoso abitante di città. Questo è cibo per l'anima, che si mangia rigorosamente con gli occhi. E con un pizzico di naso, se ci si trova vicino al biancospino in fiore, che mentre guardi il giallo dei campi e dei boschi, ti fa arrivare alle papille il dolce sapore della primavera. Altra magia gialla qui è il maggiociondolo in fiore, certi posti ne son pieni; e come se non bastasse, a ravvivare i calanchi sempre così tristi, ci sono ora le ginestre, sempre gialle, in piena fioritura. Qui è l'ora del giallo, e Agatha Christie non c'entra; è il periodo più giallo dell'anno.
Quand'ero piccolo i miei mi davan le vitamine, la pappa reale, perché maestri e professori dicevano sentivo la primavera, e avevo un calo d'attenzione e di rendita (e vorrei ben vedere con queste giornate, in culo allo studio, direi ora, "cara maestra", citando Tenco) ora mi rendo conto che tutta l'energia di cui ho bisogno la prendo proprio da qui, da queste cose meravigliose che vedo, dall'aria che respiro, dall'energia e la voglia di fare che mi creano dentro. L' energia di cui abbiamo bisogno è dentro di noi. Vitamine e integratori vari sono solo un'illusione, ci serve solo uno stimolo per farci sentire vivi, forti, capaci di spaccare il mondo. Qui vedo gente che non ha certo vent'anni, ma magari quattro volte tanto, e ha tutto questo. Perché quello stimolo è solo dentro di noi. Basta cercarlo, sentirlo, cavalcarlo..
E sto provando a cavalcare il possibile ora. Con qualche ostacolo non ho certo rinunciato a cavalcare qualche utopia realizzabile. Avevo avuto l'idea di abbandonare l'uni a poco dalla fine, causa lavoro e pochi soldi; ora voglio riprendere nonostante sia più difficile che mai, ma si sa, volere è potere, e ho capito che è la cosa giusta da fare.
Vorrei poi far capire a tante pecore che sono convintissime che Monti sia l'unica soluzione per uscire dalla crisi che non è così, che c'è un'alternativa, a differenza di quello che credono loro. Che i suicidi che si stanno consumando giorno dopo giorno sono un chiaro sintomo di malessere sociale, nonostante i suicidi ci fossero anche prima di questo governo tecnicamente criminale. In particolare è una frecciatina a quelli che si definiscono di sinistra o addirittura "comunisti" e che sostengono che Monti sia indispensabile e stia facendo bene. Uno, con tutte le misure che sta adottando, richieste dall'alto dei vermi europei, questo è uno dei governi più nazifascisti di sempre, per tutta la macelleria sociale e la libertà che sta togliendo al popolo. Perché se prima ce n'era poca, ora la democrazia sembra un ricordo lontano. Perché sta creando tensione e terrore. Quindi tacete, per favore, fate più bella figura. Due: con questo discorso di "valori" di destra e sinistra, avete rotto i coglioni. Foste un minimo intelligenti, capireste che destra e sinistra sono ormai solo due parole che portano dietro ideologie riciclate create per fare la guerra tra noi poveri, mentre dall'alto delle gerarchie sociali ridono di tutto ciò e fanno il possibile perché questo continui, perché altrimenti loro non avrebbero più potere. E poi, questamminghia di crisi, da chi sarà mai stata causata? Ve lo siete mai chiesti, mai? No eh? Scusate lo sfogo, ma dopo un po' che sento stronzate mi ribolle il sangue. Magari non sarete d'accordo con me, magari non sono simpatico, ma questo è quello che penso. Purtroppo ho poco tempo, sto scrivendo tutto di getto e mi piacerebbe approfondire di più..
Io comunque, nel mio piccolo, provo a fare quello che ritengo giusto. Queste idee le metto nella pratica; come produttore, vendo ai GAS, credo nella decrescita, nella sovranità alimentare, nel commercio locale diretto e a km zero, ecc. Io posso fare solo questo, per ora, ma se ognuno nel suo piccolo adottasse certe misure "contro il sistema"  già si comincerebbe a fare una piccola rivoluzione pacifica e silenziosa..
Ho scritto le prime cose che mi son venute in mente, poi, del resto, ce ne sarebbero molte altre..
Vi ho annoiato.
L'avevo detto, volevo ve ne andaste con qualcosa di bello, allora dato che non sono riuscito a darvelo con le parole, ci provo con qualche foto quadrata..

[pigna a Pinarella di Cervia]

[il gatto nel sacco]

[alcune delle mie bestiole al pascolo]

[Kissed by the rain]

[Modena, zona Gramsci/stazione, al tramonto]

[Microzoo]

[Pinarella di Cervia]

[San Gimignano]

[visioni dall'alto, sempre a San Gimignano]

[Pinarella]

[Angelo custode, Pinarella]

[questa è stata fatta quasi due settimane fa, per darvi l'idea di quello che andavo scrivendo sopra. Appennino emiliano]

Come avrete intuito, e per chi non fosse pratico lo dico io, si, sono su Instagram, e mi piace anche. Se vi va di vedere altre foto, io sono @andreaborx , ora scappo, nel giallo di quassù..
Ciao!


sabato 3 marzo 2012

Winter on a solitary beach




"Mare mare mare voglio annegare 
portami lontano a naufragare 
via via via da queste sponde 
portami lontano sulle onde."


No no, nessuna voglia di suicidio, nessuna depressione.
Solo citazioni che calzano a pennello.

Capita a volte che mi venga voglia di prendere e partire, staccare per qualche ora dal mondo. Non dico giorni, no, mi mancherebbero le mie montagne. Mi basta qualche ora. Liberare la mente ancora più di quanto non si riesca a fare quassù, cambiare un po' aria per qualche istante.

Capitano venerdì come ieri, poi. Dopo una settimana impegnativa. Faceva caldissimo nei monti, e io alle 5 ero sceso a Bologna City per fare una consegna  di miei prodotti ad un GAS della zona. Ero in maniche corte, il due di marzo, da non credere.
Consegna veloce, il tempo di due caffè, e poi io e Stella saliamo di nuovo in macchina. Avevamo tutto il resto di pomeriggio libero davanti, anche se erano già le cinque.
Così decidiamo: facciamo la follia! Approfittiamo del bel caldo e del fatto di essere già praticamente in autostrada, e andiamo al mare!
Senza troppo pensarci, imbocchiamo la strada per la località più vicina, o meglio per quella dove sono già stato e sono sicuro d'arrivarci. È quella degli aquiloni nelle tre foto al mare del post "Moleskine".
Arrivati che il sole era già tramontato, atmosfera surreale, paesino vuoto. Parchimetri fasciati, parcheggi tutti vuoti, alberghi chiusi, lampioni accesi, nessuna anima viva i giro. Solo qualche impavido corridore locale che si manteneva in forma lungo le vie di pini marittimi.
Per me era strano ma al contempo bello. Al mare d'inverno non c'ero mai stato, tantomeno di sera, col sole tramontato.
Pensavo che al buio senza sole fosse uno schifo, e non ci fosse neanche da provare ad andarci; tornare in macchina, e tornare a casa.
Invece no. Appena faccio abituare gli occhi al buio, lo spettacolo che vedo mi stupisce. La spiaggia totalmente, ma totalmente deserta. La mezza luna che si specchia sul mare. Lo sciabordare delle onde, l'odore di salsedine, odor di mare.
La pace più assoluta. Chiudo gli occhi e mi godo tutto questo. Tutto il resto è lontano, non esiste in quel momento, sento solo il dolce rumore delle onde, e mi lasco trasportare da queste, respirando la leggera brezza..

"..e l'aria delle cose diventava 
irreale.."

Sarei rimasto ore, davvero, senza mai muovermi, a godere di quello spettacolo. Il mare d'inverno e di sera, non l'avevo mai visto, e ora me ne sono innamorato. Mi sono convinto che l'inverno è forse il periodo più bello per apprezzarlo, nella sua pienezza, nella sua totalità, con la spiaggia vuota da qualsiasi cosa.
Mentre d'estate è un posto caotico e rumoroso, d'inverno cambia pelle, ed è al massimo della sua pace e naturalità. D'inverno è autentico, è puro. Ma finchè non l'ho visto, non avrei mai potuto immaginarmelo.

Purtroppo ho dovuto abbandonarlo poco dopo, giusto il tempo di una foto al volo, con la promessa di tornarlo a trovare prima che l'inverno finisse..


Sembra giorno, ma in realtà erano le otto e un quarto di sera, ed era praticamente buio pesto, non fosse stato per la luna che faceva una leggera luce, non appena gli occhi si erano abituati al buio.. quel puntino luminoso lassù dovrebbe essere Saturno..


domenica 12 febbraio 2012

Hungry birds..


.. & angry snow








Emilia Romagna. Emilia. Appennino bolognese, appennino modenese. Circa ottocento m.s.l.m.
Una zona dove di neve ne è venuta, non c'è che dire; ora siamo a oltre due metri. E continua.
Altro che - non me ne vogliano i romani - Roma! Ridicoli loro, ma soprattutto ridicoli giornalisti e telegiornali che ne parlano come se fosse il circolo polare artico. Qua e in Romagna, la situazione è un tantino più complessa, sono crollati tetti, non si sa più dove mettere la neve, scoppiano i tubi dell'acqua.  Ad esempio. Così tanta neve in così poco tempo, io non la ricordo.
Forse neanche loro.
Ma loro non lo fanno pesare a nessuno, anche se forse sono i più colpiti. Loro, e la fauna in generale.
Loro se ne stanno lontani da polemiche, uomini di finanza, uomini che causano le crisi, uomini che si "dimettono da rockstar", insomma dagli uomini in generale. Stanno lontani dai rumori strani, dalle persone arrabbiate. Loro stanno in silenzio; cinguettano, tutt'al più.
Se potessero parlare, direbbero al massimo che hanno fame. Non credo sarebbero così stronzi da spifferare tutti i segreti che porta loro il vento. Non sono esseri umani. Per questo ne scappano.
Hanno paura di noi perché siamo stronzi, in fondo.
Però in questi giorni, con questa neve che nasconde loro il cibo, con le raffiche che non li fa volare, prendono il rischio.
Provano a fidarsi un po' degli esseri umani. Standoci ben lontani, si capisce.

Picchio testa rossa banchettante, sul davanzale

Senza dar troppo nell'occhio, aprono le ali in faccia alla neve, e atterrano un po' intimoriti sui davanzali della casa.
Zampettano, spostandosi ora da questa, ora da quella parte del davanzale. O da un davanzale all'altro.
Lì sanno che possono trovare briciole e mangime per uccelli, che sono poi granaglie. In fondo basta poco a loro per banchettare. Poi sono felici.
E un po' più rotondi.
Cinciallegre


Ma la stessa felicità la si osserva anche nell'essere umano che li sta a guardare dietro i vetri della finestra, stando attento a non farsi scoprire. Forse si crea un infinitesimo legame in tutto questo. Qualcosa che accorcia le distanze di paura tra loro e l'uomo. Forse per qualche istante l'armonia che dovrebbe trionfare in natura tra l'essere umano e la madre terra, si fa sentire davvero.
Allora non resisto più. Il solo osservarli da dietro un vetro non mi basta.
Io sono libero come loro.
Io voglio sentire ancora di più quell'armonia.
Vorrei dire loro che mi piacerebbe volarci assieme, che non voglio far loro del male. Ci provo,a modo mio. Mi armo della modesta reflex, e vado a caccia d'armonia.


Pettirosso

Tutto questo ha poco senso, se si guardano solo le foto.
Bisogna capire cosa c'è dietro. Trovare l'armonia non è facile. Lo si capisce quando si fa un passo e loro scappano via. Quando si fa un rumore. Quando ancora si spaventano se ti muovi.
Allora passo felpato. Allora faccio piano. Un passo ogni dieci minuti. Chissenefrega se nevica e fa freddo. Ma mi avvicino sempre di più. E pian piano divento uno di loro. Mi lasciano avvicinare. Si lasciano fotografare senza paura.
È una vittoria. È un essere tutt'uno con madre natura.
In qualche modo li ho ringraziati per aver mangiato le mie briciole, e i miei semini selezionati. In qualche modo loro ringraziano noi, volando e cinguettando. E continuando a farlo anche domani.
In qualche modo mi sono sentito, anche se per poco, un po' lassù con loro anch'io.









La foto più difficile, ma la più soddisfacente. Picchio testa rossa, picchiettando una quercia.



Qua non smette di nevicare. Loro cercano ancora cibo, ma faticano a trovarlo.
Metterò ancora qualcosa per loro, nel davanzale, domani.


(La terza foto, della casa, è stata scattata oggi, 11/02/2012, per far rendere un po' conto della situazione, anche se forse un paio di foto non bastano. Pigiate sulle immagini per vederle un po' meglio :))




mercoledì 26 ottobre 2011

Come quando fuori piove..



L'acqua ha una sua memoria, questo si sa, e a volte la porta anche in giro.
La pioggia mi fa venire in mente ricordi che altrimenti non uscirebbero.
Vicini e lontani.
Dolci, a volte amari.
Piove sulla strada dove le castagne, coperte dai loro ricci, sono cadute; le macchine senza pietà ci vanno sopra, e con la pioggia vanno a formare un unico impasto marrone.
Un manto triste, dove l'asfalto nero e umido prende il sopravvento, non appena la zona di bosco al limite della strada finisce.
Di tanto in tanto saltellano rospetti, mi sembrano confusi. Cercheranno cosa?
Non so se per loro è bello e si godono questa pioggia, o se invece se ne vadano a cercare riparo in vista ormai del periodo più freddo.
Io mi limito a sorridere, trovandoli buffi, cercando di stare ben attento a schivarli.
Piove sul vetro dell'auto che va.
La radio spenta.
Mi piace ascoltare il rumore della pioggia, la sua magia.
La musica delle gocce a cadenza confusa, riesce quasi a coprire anche il brusio dei miei pensieri,
Mentre avverto una sottile malinconia, data forse dai finestrini che si illuminano di mille scintille dai lampioni nella strada, dalla sera buia, dai ricordi che girano per la testa come le gomme bagnate della macchina sulla strada.
Piove ancora sul vetro della macchina. Il tergicristallo sembra dare il tempo alla musica.
Ma il tergicristallo è solo un trucco, è un'illusione che la pioggia si possa fermare, che possa essere controllata, nel suo ritmo e nel suo bagnare le cose tutt'intorno.
La pioggia ha il suo ritmo, ora va a terzine, ora a quattro quarti. Spesso fa dei tempi sincopati, dove il tergi si confonde.
È la pioggia che dirige l'orchestra ora, è lei la maestra. Tutto il resto va a seguire, come l'umore di certe persone, la loro voglia di fare, i loro pensieri.
I miei pensieri.
La mia voglia di fare. Ora vorrei essere davanti al camino, su una mano una tazza calda, sull'altra un abbraccio*, ancora più caldo, ad ascoltare il concerto della pioggia.
Perché noi uomini ci facciamo influenzare così facilmente, da una cosa in sé banale, come la pioggia? Da dove viene questa nostra debolezza? Non dovremmo noi essere i signori di questo pianeta, e dirigerlo in armonia con la natura? E allora perché una semplice pioggia crea questi cambiamenti in noi?
Forse abbiamo ancora molto da imparare..
Forse sono sempre io il solito che si fa troppe domande, che si lascia prendere dai pensieri..
Piove anche sui cartelli stradali, ora anche il ticchettio della freccia della macchina si unisce al leggero scrosciare della pioggia sul vetro e sul tettuccio, è un rumore un po' più metallico adesso.
Si spegne il motore.
Piove sulla pozzanghera dove ho appena inzuppato il piede. [Va in mona.]
Piove sopra e sotto i lampioni, in contrasto col cielo nero, dove la pioggia che cade si vede ben distinta, e sembra quasi latte.
Piove sopra gli ombrelli dei passeggeri alla stazione.
Piove sugli impermeabili di chi non ha l'ombrello.
Piove sulla mia testa, sui miei pensieri.
Ma la pioggia non riesce a fermarli. Mi abbandono ai pensieri più dolci, ai ricordi più felici.
È un rumore troppo bello adesso, per sprecarlo con cose tristi.
Piove sul tetto che sta sopra di me.
Lascio la pioggia fuori, e tutto il resto dentro..
Striscio le scarpe sul tappeto che dice,
Welcome,
Grazie,
Entro.
"Ciao!"
"Ciao, piove ancora?"
"Si, piove.."


*non da intendersi come biscotto, anche se non mi dispiacerebbe neanche quello, con in mano una tazza di thè caldo.. Mmm..

(In partenza questo post voleva parlare di alcuni miei ricordi legati alla pioggia, ma poi è uscita un'altra cosa, e sarebbe diventato un poema epico, quindi, casomai, alla prossima puntata:))

Un caldo saluto a tutti i Visitors e blog-amici!




venerdì 30 settembre 2011

Viraggio




Non si direbbe mai, ora.
I campi ancora verdi, con qualche trattore coraggioso che affronta un ultimo taglio di fieno a fine settembre.
Qualche cicala, ancora non stanca d'oziare, che imperterrita continua la sua cantilena;
Il sole, che scalda sempre quando tocca la mia pelle, che ancora ha la forza di colorarla; sembra non voglia perdere il suo vigore estivo. Regala ancora generoso i tramonti della bella stagione.
I boschi ancora verdi, vivi, carichi di vita in movimento: gli scoiattoli indaffarati a far provviste, gli uccelli che ancora cantano a gran voce,  caprioli e gli altri ungulati, che pascolano senza problemi nei campi ancora ricchi di verde.
Il verde dei campi che quando tira il vento è un mare che mi richiama all'avventura, e aspetta soltanto il mio veliero.
I falchi, alti, scrutano ancora dall'alto la situazione, dominano silenziosi e immobili la montagna.
Ma qualcuno già ara; qualche campo ha già cambiato colore, e ora è marrone.
E degli alberi si avverte ormai la stanchezza.
Eppure non si direbbe mai, ora, se non ci si mettesse ad ascoltarli in silenzio.
Non si direbbe mai, guardando con questi occhi quello che ancora circonda la montagna, che oramai tutto sta per virare.
Fatico davvero a pensarlo, con tutta questa vita intorno a me.
Ma come per tutte le cose, un viraggio, un cambiamento, è necessario.
Ad osservare bene la natura, lei vira, cambia solo in meglio.
Solo noi esseri umani, a pensarci bene, abbiamo la facoltà di farlo in peggio o in meglio.
Che strani animali..
Mi godo dunque questo presente fatto degli ultimi verdi di queste montagne, e degli ultimi canti festanti della terra.
Dentro di me aspetto sereno il suo viraggio, sapendo che niente finisce, ma tutto si trasforma, in meglio.
Se lo si vuole.



Un caldo saluto a tutti i Visitors e a tutti gli amici bloggers che passano di qua, scusate la mia assenza, ma comunque vi ho pensato :)

(Si lo so che ho scritto molti "ancora" e che ho iniziato una frase con "E", ma sinceramente, chissenefrega.)

A presto amicici!!!
Buon fine settimana!


giovedì 21 luglio 2011

Fotografia di Montagna #2 - Lucciole


C'è sempre un'ombra di magia dietro le scie ad intermittenza delle lucciole.
Da bambini non ci si può non chiedere come tutto questo sia possibile; ad una certa età si impara precisamente come si crei quella loro luce, ma nonostante le spiegazioni, è bello e dolce lasciarsi trasportare da quella meraviglia che mi coglieva quand'ero bambino; quando l'umidiccia e infinita pianura, le prime sere d'estate, diventava il teatro delle lucciole innamorate.
E quelle scie intermittenti mi brillavano negli occhi, riempiendomi di stupore.
Lo stupore non mi ha mai abbandonato, e credo mai lo farà; ogni sera, ancora ora, mi meraviglia questo intermittente danzare, e ammiro tutto questo come se ogni volta fosse uno spettacolo mai visto prima.
È che ogni sera, mi piace cogliere questa semplice emozione: uscire di casa, andare a piedi sulla via deserta, e immergermi nel via vai di luci che si inseguono, cercando di non dar disturbo.
E ogni volta, come allora, quelle luci mi brillano negli occhi, e mi coglie forse lo stesso stupore.
Quassù però è diverso dalla pianura.
Quassù le lucciole arrivano solo quando l'estate è arrivata davvero. E continuano a starci e a danzare fino quasi alla fine di luglio.
Quassù non ci sono luci di lampioni o di città, a disturbare la loro vista.
Quassù ci si può stupire liberamente, guardandole.
Posso stare a guardarle tutta la notte, volendo, senza mai stancarmi.
Ne seguo una con lo sguardo, senza che lei lo sappia; ora è qui, ora si spegne e mi immagino che sia andata lì. Invece è là.
Ora insegue quell'altra lucciola, che scappa verso la valle; chissà se riuscirà a prenderla. Ha tutta la notte per provarci, penso: ce la farà!
Ora guardo quest'altra: mi sembra vagare senza meta, a zig zag, nell'aria.
L'aria piena di lucciole.
Mi piace respirare questa magia.
Una invece forse è stanca, e ora si è fermata a riposare sulla foglia di una quercia.
Un'altra invece volava troppo in alto, ed ora è diventata la stella polare.
Altre le ho viste, hanno provato a seguirla, e si sono perse per la via lattea. Ora si sono confuse, tra i milioni di stelle.
Qualcuna di loro vira, migra, indecisa se fermarsi su Giove o se proseguire fino a Sirio, così luminosa.
Qualcuna cade, e sfinita per aver volato così tanto, si spegne e va a dormire tra i cespugli del bosco.
Ci sono poi quelle che resistono alla notte, e se uno ha la vista buona, le vede brillare fino all'alba. Anche oltre l'alba. Sono le lucciole più forti, quelle che non si stancano mai di far luce, e che forse danno la voglia di brillare anche a quelle stanche.
Le lucciole che illuminano la notte. Che non illuminano la strada asfaltata dove stai camminando, anzi. Ti ci fanno uscire, portandoti dove la valle piena delle loro scie luminose si mischia col cielo pieno di stelle. E anche se una sola di loro fa poca luce, vederle così tutte assieme nella vallata riesce ad illuminarti l'anima e farti brillare gli occhi.
La bellezza della semplicità è così forte e distante dal mondo e dai luoghi comuni, che a malincuore, con dispiacere, abbandono la vista della vallata, per tornare sulla via asfaltata.
Saluto le lucciole.
Vado a letto.
Buonanotte.





giovedì 23 giugno 2011

Fotografia di Montagna

Le campane dell'abbazia di Montetortore suonano. Non le avevo mai sentite suonare prima, in otto anni che abito qua.
Mi rendono felice, mi mettono il buonumore. Vorrei poter fermare l'attimo in cui suonano.
Suonano a mezzogiorno ho notato oggi.  Mentre io sono ancora nel campo, a lavorare. Suonano l'ave Maria, partono con quella.
La cosa buffa è che io me ne stavo canticchiando "Highway to hell", e poi mi sono ritrovato a canticchiare l'ave Maria. Senza rendermene conto.
È che uno quando è felice canta. Quando sta bene canta.
Ed è successo questo. Che mi sono ritrovato immerso nella pianura, da bambino.
Nel retro della casa di mia nonna, a Villadose. Da lì si vedeva il campanile della chiesa.
Da lì la sera, verso le sei, se ben ricordo, le campane suonavano la stessa melodia.
Mia nonna la cantava. Io no, forse di tanto in tanto quel ritornello, di certo molto melodico e intonabile. Poi me ne tornavo a giocare col pallone, facendolo rimbalzare sul muro, mentre le campane continuavano a suonare.
Mi piaceva però quell'atmosfera, anche se non cantavo.
Mi piaceva l'aria che respiravo dietro quella via, guardando il campanile dal basso verso l'alto. Guardando le campane che suonavano, il batacchio che picchiava ora qua, ora là.
E il campanile mi sembrava un gigante, immenso.
Mi ricordo che mi rattristava un po' quando smettevano, e io tornavo a dare calci al pallone con aria diversa, percorso da quella sottile, leggera malinconia, forse nel giocare da solo col muro, in quei momenti, forse data dall'assenza e dalla stessa attesa di mia mamma o del papà, che di li a poco sarebbero tornati a prendermi.
Ora penso a tutto questo con un filo di nostalgia, con una malinconia dolce.
Che svanisce quando queste campane smettono di suonare. Quando mi accorgo che per un attimo ho cantato quella stessa melodia che mi piaceva quand'ero bambino.
Smettono e ritorno subito grande, d'improvviso. In fondo hanno suonato solo due minuti, anzi forse solo uno.
Quanto basta per aver provato quelle emozioni. Per essermi fatto attraversare da dolci ricordi infantili e spensierati.
Ora le campane sono quelle di un'altra chiesa, di un altro paese, di un'altra provincia.
Ora in mano ho una zappa. Ora sto lavorando.
Ora forse, provo emozioni molto più forti, anche se dolci.
Vorrei fermarli questi attimi. Di solito uso la macchina fotografica.
Ma fotografare le emozioni e i ricordi che ti attraversano il cuore e il cervello mentre suonano le campane, purtroppo, non si può.
Potrei fotografare le campane, si. Ma sarebbero solo campane come tante.
È il viverle le cose, sentirle, che le rende diverse. Speciali.
E qua in montagna per me, è spesso così.
Sono attraversato da cose magnifiche, bellissime, da emozioni splendide.
Che non si possono fotografare, ahimè.
Qua ogni giorno sarebbe da scrivere..



lunedì 13 giugno 2011

Repubblica democratica

 E la sovranità appartiene al popolo.
Si si, proprio così!
Si, Si, Si, Si.

Io sono uno di quelli che esulta solo dopo che la partita è finita, solo quando ha una certa sicurezza di un risultato.
E non abbiamo fatto la rivoluzione, quella non siamo ancora capaci, perché siamo ancora parecchio tonti, in verità.
Però per un pochino cominciamo a svegliarci, e per oggi, quella che dovrebbe essere una cosa normale, ergo l'esercizio del nostro diritto, come popolo, di avere il potere e di esercitarlo, ci sembra una rivoluzione.
Nel suo piccolo lo è: dove la tv e chi doveva fare informazione non la faceva, i singoli cittadini - quelli responsabili e che amano davvero il loro Paese- si sono uniti e sono diventati Popolo.
Popolo con le balle piene, popolo desideroso d'aria nuova, popolo che si vuole riprendere quello che da troppo tempo gli si sta togliendo piano piano in silenzio.
Popolo che ha il potere ed è da esempio. Una volta tanto siamo da esempio agli altri paesi dell'UE e del mondo.
Una volta tanto sono orgoglioso e fiero d'essere italiano.
Di essere una singola cellula che compone il Popolo.
Popolo né di destra né di sinistra; semplicemente, Popolo.
Popolo che se volesse farebbe imbiancare di paura i parrucconi e gli onorevoli (disonorevoli) che hanno davvero il potere.
Non lo so, in rete ce ne saranno a migliaia ormai di post come questo,
Anzi questo è scritto di fretta, anche..
Solo volevo esprimere la mia felicità per un risultato in cui speravo moltissimo.
Forse non ci sono neanche riuscito..
Ma sono felice.
E vi ringrazio. Vi ringrazierei singolarmente se potessi e se avessi il tempo.
Menzionandovi tutti.
Grazie a noi!

(poi ne approfitto anche per farmi vedere sul blog.. Dopo un'assenza biblica, accidenti!)
Ciao a tutti, visitors e amici!

Ma che forse, dopo centocinquant'anni, ci stiamo riprendendo davvero l'Italia?
Di certo questo si che sarebbe un bel regalo da farle.
Spero che ci si stia svegliando davvero.

"..Alla riscossa stupidi, che i fiumi sono in piena, potete stare a galla.." (F. Battiato, Up patriots to arms) (magari non è la più azzeccata per il momento, ma è tutta oggi che ce l'ho per la testa..)

Ah beh poi c'è anche questa...





PEOPLE HAVE THE POWER!!!

lunedì 28 marzo 2011

In fondo, è una gran puttana..

(Pensato e non scritto Venerdì 25 Marzo)


Ho visto la prima lucertola, poco fa. Uscivo in macchina, anche se con questo sole avrei di gran lunga preferito andare a piedi.
Lei ne approfittava, invece, del sole. Era su un sasso che spuntava dal monte, vicino al sentiero. Riscaldava il suo sangue, ancora troppo freddo per la nuova stagione.
E poco lontano da lei e dal sasso c'erano anche le prime primule selvatiche. Fiori gialli così semplici, così delicati. Ma per questo incredibilmente belli e forti; nel sopravvivere all'inverno e ai suoi ghiacci che bruciano le radici e le prime foglie.
Vorrei farle una foto, immortalare ciò che sancisce la definitiva comparsa della bella stagione.
Ma è scappata appena ha sentito lo strappo del borsello in cui tengo la macchina fotografica. O forse appena mi sono avvicinato troppo. Era lì spaparanzata a godersi il calduccio, ma evidentemente con gli occhi ben aperti.
Vai te a fargli capire che la vuoi solo fotografare sul sasso vicino alle primule gialle, e non te la vuoi mangiare.
Ma la natura è bella anche per questo. Nulla è fermo, tutto respira.
La primavera è bella anche per questo.
Per le sue sorprese, per i cambiamenti, per i boschi che da cimiteri di scheletri dormienti si trasformano in paradisi di foglie e fiori.
Per la vita che si risveglia nel corpo, nella mente e tutt'intorno.
Per il fatto che pur essendo tutti gli anni uguale, ogni volta desta uno stupore incredibile.
Ha il suo fascino la primavera. Ora c'è il sole e sei felice, ora c'è una fottuta nuvola. Ora piove, e ti rovina la giornata, i programmi, le intenzioni.
La primavera, in fondo, è una gran puttana.
E come tutte le puttane, ha il suo fascino, e perbacco, ci sa fare!
Meretrice di pioggia nelle gite fuori porta; nei lavori pianificati dagli uomini dei campi; negli umori di persone che guardano dalla finestra.
Ma splendida e quanto mai lucente e pura quando regala alle gemme in esplosione il suo sole migliore, che già promette estate e frutti ricchi di polpa e passione.
Quando illumina il primo fiore del pesco e il primo pensiero appena svegli di mattina presto, quando si apre la finestra.
Quando non si riesce a stare dentro quattro mura perché ci fa sentire talmente liberi da non poter sopportare carte e lampadine, rumori, falsità; e ci si sente bene solo immersi in lei.
Dolcissima doppiogiochista.
Adesso esco, ma mi metto al collo ancora la mia sciarpa invernale. Non voglio darle l'illusione di amarla. Non voglio che se ne accorga. Se lo sapesse, sono sicuro che alla prima occasione se ne potrebbe approfittare.
Mi manca il coraggio forse, nel farle sapere che quando arriva mi sconvolge, dentro e fuori. Che il suo sole mi fa sudare e mi fa sentire l'estate annerirmi la pelle.
Che il suo vento gelido quando tira a nord mi ricorda le sfuriate di neve con cui l'inverno mi bastona la faccia.
No. Comincio a credere che non si possa amare una così. Una che prima è sole e poi è pioggia.
Però.. Per quanto siano apparentemente banali,
Che splendore gli occhi della Madonna della Primavera.









(Veronica persica, per gli appassionati botanici.)




sabato 12 marzo 2011

Post della neve che si scioglie

È da un mese ormai che non scrivo.
Mancanza d'ispirazione.
O forse avrei fin troppe cose da dire.
Ma non riesco sempre a parlare di quello che ho dentro, certe cose mi pesano. Macigni arrugginiti che non posso condividere con nessuno.
Boli alimentari di pensieri fermi sullo stomaco, che devo digerire da solo.
Quindi partorisco ogni tanto. Qualcosa di leggibile.
Forse certi malumori e certi distacchi li crea anche ciò che ci circonda, se non siamo abbastanza forti da fregarcene.
Come i fluidi di assenza da se stessi e di cecità di certe persone che attraversano anche la tua pelle.
O come la neve che è scesa incessante per una settimana di fila senza mai fermarsi.
E che ora si sta sciogliendo e da candida e bianca si impasta con la terra, coi gas di scarico, con la cattiveria del mondo. E diventa nera, marrone, diventa fango. Porcheria; come l'anima di certe persone man mano che passa il tempo. O come forse la mia.
Penso che vorrei vedere cosa farebbe se fosse libera e non condannata a vivere con me. Condannata a dipendere dalle mie scelte.
A volte penso mi piacerebbe poter uscire dal mio corpo, non essere obbligato a vivere con me stesso, su me stesso. Perché quelle volte proprio non mi sopporto.
Vorrei passare davanti allo specchio del cesso e non vedere la mia faccia, le mie mani, i miei maglioni invernali. Ma solo i miei pensieri, le mie idee.
Liberi. Libere di andare dove vogliono, di volare sopra gli alberi, di riposarsi sulle cime di montagna dove fischia il vento.
Liberi di farsi ascoltare dagli altri, senza filtri corrotti della mia mente.
Eppure dovrei essere felice. Felice per quello che ho, per quello che sono.
Ma ho come la sensazione di essermi un po' adagiato sugli allori e su un tempo in terzine che mi fa muovere senza concludere nulla. Un valzer del cazzeggio cosmico che tradisce l'intenzione di accontentarmi di ciò che ho ottenuto finora, fermandomi.
Ho come la sensazione di non meritarmi tutto ciò che ho, a volte, perché posso fare molto più.
Lo penso spesso mentre in questi giorni gli uccellini cantano arie primaverili al mattino e al tramonto. Cinguettii che mettono il buon umore, che rendono felici.
Lo penso mentre furtivamente nascondo sotto terra il mio talento non facendolo fruttare, perché ho paura, per citare una parabola famosa. E si sa cosa succede poi.
Anche perché non avrei solo un talento "parabolico".
Avrei talento nel fare foto interessanti.
Avrei talento anche nello scrivere volendo.
Avrei talento anche, perché no, anche a fare canzonette.
Avrei talento nel fare emozionare con poco, col mio poco talento.
Avrei talento nell'essere felice, in pace. Facendo star bene chi mi è vicino.
Ma tutto ciò che vorrei fare adesso è far tacere quei cazzo di uccellini.

O forse no.. Forse è meglio se muovo il culo e mi do una mossa...




"Vita"



"Morte"

(Scatti rubati della nobile arte del far legna in montagna)


giovedì 21 ottobre 2010

La primavera nell'autunno

Il sole che leggero nel cielo limpido riesce a scaldare la pelle, nonostante fuori ci siano solo dieci gradi. È bello. Sono giornate davvero stupende queste. Sembra primavera. Si, in fondo, che differenza c'è.
Il sole è lo stesso, la sua forza anche. Noi siamo gli stessi, sentiamo dentro lo stesso cambiamento. Solo che ci metteremo un maglione e una sciarpa in più anziché in meno. Solo che ci riempiremo di un filo di dolce malinconia invece che di ingenua felicità. Questi periodi di transizione mi piacciono. Estate e inverno sono stagioni, seppur belle per i loro mille motivi, troppo statiche. Un po' noiose, in fondo in fondo. Anche per la natura, come per me, credo. Credo che a settembre gli alberi non vedano l'ora di riposarsi un po' dopo che si sono distrutti di lavoro per darci dei frutti. Dopo che chissà quale uccello selvatico si è divertito a farci dentro il nido e a nascondersi tra le sue foglie; e a cagarci in cima, povero albero. L'albero dopo un po' s'annoia anche lui dell'estate. Come s'annoia dell'inverno. Si rompe le balle di doversi caricare sulle spalle quintali e quintali di neve; a volte alcuni suoi fratelli più piccoli (o più sfigati) si spezzano, perché il peso è troppo. A volte gli si spezza solo un ramo, ma si lamenta lo stesso. Appena può se la scrolla di dosso, ma per uno che ha le radici in terra non è un'operazione facile. Gli mancano gli scoiattoli che gli fanno il solletico poi, le rondini. Insomma, s'annoia! E non ha neanche carta e penna per fare il sudoku! La morale è che alla fine non vede l'ora di cominciare a cacciare fuori qualche fogliolina. Perché l'estate e l'inverno son noiosi! Allora pure io adesso faccio come l'albero. Dio, non mi posso denudare come fa lui, sennò muoio, però accolgo il cambiamento! Comincio a vestirmi di maglioni pesanti e malinconie leggere; e provo ad immaginare il futuro abbracciando forte forte il presente! E poi, vi dico un segreto.. Cioè, non è un segreto, è una cosa che ho pensato io, con semplice spirito d'osservazione..
Il paesaggio ora è bello, i colori caldi. Le foglie sui prati non sono ancora diventate croccanti e secche come dei cracker avanzati. Gli alberi sono ancora un po' vestiti.
Ma quando si denuderanno del tutto, quando il paesaggio perderà di colore, a me basta vedere che gli alberi sono già carichi di gemme! Le hanno già li, pronte ad esplodere.. c'è già la primavera sugli alberi! Già in autunno, anche in inverno.. c'è già la primavera. E più ci penso più mi immagino già la prossima primavera. Con il suo verde, con la sua energia contagiosa.
Ma forse devo un po' frenare, viaggiare così lontano è pericoloso.
In fondo adesso non mi sto annoiando (studio a parte). E credo che per un po', complice l'autunno, non mi annoierò.
Ne riparliamo poi in inverno :)
Buona non-noia a tutti!