‎"Vedo i fiumi dentro le mie vene, cercano il loro mare, rompono gli argini, trovano cieli da fotografare..

Sangue che scorre senza fantasia porta tumori di malinconia.." - F. De Andrè, Un ottico

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mercoledì 6 febbraio 2013

Apriti, Sesamo!



    E così, nel teatro dove due anni fa avevo visto gli Elii, martedì 29 Gennaio sono ritornato per vedere uno dei più bei concerti visti finora.  [E ne ho visti, eh.]
    Ma in questo post non sarò descrittivo. Non serve.
    Prendete i pezzi della scaletta, (già fantastici di per sé), immaginateveli live, con quattro archi, due chitarre, basso, tastiere, batteria. Allestimento del palco semplice, ma d'effetto.
    Atmosfera unica. L'ottima acustica del teatro è solo un optional.

  1. Un irresistibile  richiamo
  2. Testamento (gran canzone)
  3. Quand'ero giovane
  4. Eri con me
  5. Passacaglia
  6. La polvere del branco
  7. Caliti Junku
  8. Aurora
  9. Il serpente
  10. l'ombra della luce
  11. Danza 1
  12. Lode all'inviolato
  13. Mesopotamia
  14. Prospettiva Nevski
  15. Il mantello e la spiga
  16. Nomadi
  17. La stagione dell'amore
  18. La cura
  19. E ti vengo a cercare
  20. Bandiera bianca/un patriots to arms
  21. l'era del cinghiale bianco
  22. Voglio vederti danzare
  23. Medley anni '70 (Da oriente a Occidente, Aria di Rivoluzione,  Propiedad Proihibida)
  24. Inneres auge
  25. Cuccuruccucù
  26. Giubbe rosse

  27. "Giubbe rosse? Vuoi giubbe rosse? Guarda che la faccio sul serio eh.." - scherzando col pubblico - 
    Segue scena con i musicisti che sfogliano spartiti alla ricerca di giubbe rosse, evidentemente non prevista.


    (Mi scuso per la scarsa qualità delle foto, ma sono state scattate in pellicola e poi scannerizzate.)



    Le canzoni sono state tante, e intense. Non assicuro l'ordine della scaletta, tantomeno che ci siano tutte. Ma credo siano quelle.
    Se faceva anche "il re del mondo" e, chessò, "Sarcofagia" mentre era al sintetizzatore, sarebbe stato il concerto perfetto, ma questi sono gusti personali.
    Lo andavo a vedere per la prima volta, martedì. Ma vi assicuro che non sarà l'ultima.
    Battiato è un artista unico.

giovedì 17 maggio 2012

Le prime cose che mi sono venute in mente, con pennellate di giallo




Non ho niente di particolare da scrivere in questo periodo. O meglio, forse ho troppo da dire, che non so da dove cominciare. Quindi, vista la mia mancanza di tempo da dedicare al blog (ahimè) lascio stare.
Ergo questo post serve a dirvi che sono ancora vivo, che vi penso di tanto in tanto (sul serio eh).
Vorrei poter scrivere qualcosa di bello, in modo che alla fine di questo post ve ne andiate con qualcosa di buono; magari mi è capitato di farlo a volte, qui, magari ho anche talento, mah, chissà, rispetto alla media di tante cagate scritte che hanno successo; ma non è questo il giorno.   È un periodo un po' difficile, "stressante" direbbe qualcuno. Richiede molte energie, mentali e fisiche. Le fisiche, materiali, le prendo dalla pasta e dalla prima colazione. Le mentali le prendo da quello che mi sta intorno, qui, silenzioso. È pieno di cose belle qui. Giorno dopo giorno, sono sempre più innamorato di queste montagne. Qui ora è tutto verde e giallo. Verdi sono i campi di medica che saranno a breve sfalciati, verdi sono i campi di grano che tra un mese vireranno all'oro, verdi sono gli alberi, all'apice della loro virilità. E in mezzo a tutto ciò ora c'è il giallo del tarassaco e di miliardi di ranuncoli, che vanno a dare qua e là vangogghiane pennellate di giallo al paesaggio, riempiendo letteralmente i prati di luce, tant'è che farebbero innamorare di queste montagne anche il più ostinato e schizzinoso abitante di città. Questo è cibo per l'anima, che si mangia rigorosamente con gli occhi. E con un pizzico di naso, se ci si trova vicino al biancospino in fiore, che mentre guardi il giallo dei campi e dei boschi, ti fa arrivare alle papille il dolce sapore della primavera. Altra magia gialla qui è il maggiociondolo in fiore, certi posti ne son pieni; e come se non bastasse, a ravvivare i calanchi sempre così tristi, ci sono ora le ginestre, sempre gialle, in piena fioritura. Qui è l'ora del giallo, e Agatha Christie non c'entra; è il periodo più giallo dell'anno.
Quand'ero piccolo i miei mi davan le vitamine, la pappa reale, perché maestri e professori dicevano sentivo la primavera, e avevo un calo d'attenzione e di rendita (e vorrei ben vedere con queste giornate, in culo allo studio, direi ora, "cara maestra", citando Tenco) ora mi rendo conto che tutta l'energia di cui ho bisogno la prendo proprio da qui, da queste cose meravigliose che vedo, dall'aria che respiro, dall'energia e la voglia di fare che mi creano dentro. L' energia di cui abbiamo bisogno è dentro di noi. Vitamine e integratori vari sono solo un'illusione, ci serve solo uno stimolo per farci sentire vivi, forti, capaci di spaccare il mondo. Qui vedo gente che non ha certo vent'anni, ma magari quattro volte tanto, e ha tutto questo. Perché quello stimolo è solo dentro di noi. Basta cercarlo, sentirlo, cavalcarlo..
E sto provando a cavalcare il possibile ora. Con qualche ostacolo non ho certo rinunciato a cavalcare qualche utopia realizzabile. Avevo avuto l'idea di abbandonare l'uni a poco dalla fine, causa lavoro e pochi soldi; ora voglio riprendere nonostante sia più difficile che mai, ma si sa, volere è potere, e ho capito che è la cosa giusta da fare.
Vorrei poi far capire a tante pecore che sono convintissime che Monti sia l'unica soluzione per uscire dalla crisi che non è così, che c'è un'alternativa, a differenza di quello che credono loro. Che i suicidi che si stanno consumando giorno dopo giorno sono un chiaro sintomo di malessere sociale, nonostante i suicidi ci fossero anche prima di questo governo tecnicamente criminale. In particolare è una frecciatina a quelli che si definiscono di sinistra o addirittura "comunisti" e che sostengono che Monti sia indispensabile e stia facendo bene. Uno, con tutte le misure che sta adottando, richieste dall'alto dei vermi europei, questo è uno dei governi più nazifascisti di sempre, per tutta la macelleria sociale e la libertà che sta togliendo al popolo. Perché se prima ce n'era poca, ora la democrazia sembra un ricordo lontano. Perché sta creando tensione e terrore. Quindi tacete, per favore, fate più bella figura. Due: con questo discorso di "valori" di destra e sinistra, avete rotto i coglioni. Foste un minimo intelligenti, capireste che destra e sinistra sono ormai solo due parole che portano dietro ideologie riciclate create per fare la guerra tra noi poveri, mentre dall'alto delle gerarchie sociali ridono di tutto ciò e fanno il possibile perché questo continui, perché altrimenti loro non avrebbero più potere. E poi, questamminghia di crisi, da chi sarà mai stata causata? Ve lo siete mai chiesti, mai? No eh? Scusate lo sfogo, ma dopo un po' che sento stronzate mi ribolle il sangue. Magari non sarete d'accordo con me, magari non sono simpatico, ma questo è quello che penso. Purtroppo ho poco tempo, sto scrivendo tutto di getto e mi piacerebbe approfondire di più..
Io comunque, nel mio piccolo, provo a fare quello che ritengo giusto. Queste idee le metto nella pratica; come produttore, vendo ai GAS, credo nella decrescita, nella sovranità alimentare, nel commercio locale diretto e a km zero, ecc. Io posso fare solo questo, per ora, ma se ognuno nel suo piccolo adottasse certe misure "contro il sistema"  già si comincerebbe a fare una piccola rivoluzione pacifica e silenziosa..
Ho scritto le prime cose che mi son venute in mente, poi, del resto, ce ne sarebbero molte altre..
Vi ho annoiato.
L'avevo detto, volevo ve ne andaste con qualcosa di bello, allora dato che non sono riuscito a darvelo con le parole, ci provo con qualche foto quadrata..

[pigna a Pinarella di Cervia]

[il gatto nel sacco]

[alcune delle mie bestiole al pascolo]

[Kissed by the rain]

[Modena, zona Gramsci/stazione, al tramonto]

[Microzoo]

[Pinarella di Cervia]

[San Gimignano]

[visioni dall'alto, sempre a San Gimignano]

[Pinarella]

[Angelo custode, Pinarella]

[questa è stata fatta quasi due settimane fa, per darvi l'idea di quello che andavo scrivendo sopra. Appennino emiliano]

Come avrete intuito, e per chi non fosse pratico lo dico io, si, sono su Instagram, e mi piace anche. Se vi va di vedere altre foto, io sono @andreaborx , ora scappo, nel giallo di quassù..
Ciao!


domenica 12 febbraio 2012

Hungry birds..


.. & angry snow








Emilia Romagna. Emilia. Appennino bolognese, appennino modenese. Circa ottocento m.s.l.m.
Una zona dove di neve ne è venuta, non c'è che dire; ora siamo a oltre due metri. E continua.
Altro che - non me ne vogliano i romani - Roma! Ridicoli loro, ma soprattutto ridicoli giornalisti e telegiornali che ne parlano come se fosse il circolo polare artico. Qua e in Romagna, la situazione è un tantino più complessa, sono crollati tetti, non si sa più dove mettere la neve, scoppiano i tubi dell'acqua.  Ad esempio. Così tanta neve in così poco tempo, io non la ricordo.
Forse neanche loro.
Ma loro non lo fanno pesare a nessuno, anche se forse sono i più colpiti. Loro, e la fauna in generale.
Loro se ne stanno lontani da polemiche, uomini di finanza, uomini che causano le crisi, uomini che si "dimettono da rockstar", insomma dagli uomini in generale. Stanno lontani dai rumori strani, dalle persone arrabbiate. Loro stanno in silenzio; cinguettano, tutt'al più.
Se potessero parlare, direbbero al massimo che hanno fame. Non credo sarebbero così stronzi da spifferare tutti i segreti che porta loro il vento. Non sono esseri umani. Per questo ne scappano.
Hanno paura di noi perché siamo stronzi, in fondo.
Però in questi giorni, con questa neve che nasconde loro il cibo, con le raffiche che non li fa volare, prendono il rischio.
Provano a fidarsi un po' degli esseri umani. Standoci ben lontani, si capisce.

Picchio testa rossa banchettante, sul davanzale

Senza dar troppo nell'occhio, aprono le ali in faccia alla neve, e atterrano un po' intimoriti sui davanzali della casa.
Zampettano, spostandosi ora da questa, ora da quella parte del davanzale. O da un davanzale all'altro.
Lì sanno che possono trovare briciole e mangime per uccelli, che sono poi granaglie. In fondo basta poco a loro per banchettare. Poi sono felici.
E un po' più rotondi.
Cinciallegre


Ma la stessa felicità la si osserva anche nell'essere umano che li sta a guardare dietro i vetri della finestra, stando attento a non farsi scoprire. Forse si crea un infinitesimo legame in tutto questo. Qualcosa che accorcia le distanze di paura tra loro e l'uomo. Forse per qualche istante l'armonia che dovrebbe trionfare in natura tra l'essere umano e la madre terra, si fa sentire davvero.
Allora non resisto più. Il solo osservarli da dietro un vetro non mi basta.
Io sono libero come loro.
Io voglio sentire ancora di più quell'armonia.
Vorrei dire loro che mi piacerebbe volarci assieme, che non voglio far loro del male. Ci provo,a modo mio. Mi armo della modesta reflex, e vado a caccia d'armonia.


Pettirosso

Tutto questo ha poco senso, se si guardano solo le foto.
Bisogna capire cosa c'è dietro. Trovare l'armonia non è facile. Lo si capisce quando si fa un passo e loro scappano via. Quando si fa un rumore. Quando ancora si spaventano se ti muovi.
Allora passo felpato. Allora faccio piano. Un passo ogni dieci minuti. Chissenefrega se nevica e fa freddo. Ma mi avvicino sempre di più. E pian piano divento uno di loro. Mi lasciano avvicinare. Si lasciano fotografare senza paura.
È una vittoria. È un essere tutt'uno con madre natura.
In qualche modo li ho ringraziati per aver mangiato le mie briciole, e i miei semini selezionati. In qualche modo loro ringraziano noi, volando e cinguettando. E continuando a farlo anche domani.
In qualche modo mi sono sentito, anche se per poco, un po' lassù con loro anch'io.









La foto più difficile, ma la più soddisfacente. Picchio testa rossa, picchiettando una quercia.



Qua non smette di nevicare. Loro cercano ancora cibo, ma faticano a trovarlo.
Metterò ancora qualcosa per loro, nel davanzale, domani.


(La terza foto, della casa, è stata scattata oggi, 11/02/2012, per far rendere un po' conto della situazione, anche se forse un paio di foto non bastano. Pigiate sulle immagini per vederle un po' meglio :))




lunedì 16 gennaio 2012

Moleskine


Un altro giorno ancora sta passando, e arriverà sera.
Stanco, ma sereno, tornerò dal lavoro della fattoria, mi farò una doccia, e cenerò, pensando che è arrivata sera in un baleno, e domani avrò altre cose belle da fare.
Pensando che spesso mi passa troppo in fretta, questo tempo tiranno. Ti svegli al mattino che fuori è ancora buio, ed è subito sera.
Tempo che mi manca anche per fare le cose più banali,come cambiare agenda.
Non ho ancora avuto tempo di farlo, o forse non ne ho ancora avuto il coraggio.
È un'agenda un po' particolare, quella che finisce il 31 Dicembre 2011.
Inizia il 28 Giugno 2010. Il giorno dopo è una data importante, quello dopo ancora, un'altra data che a fatica mi scorderò; una Modena caldissima, un concerto bellissimo di Guccini in piazza grande.
Il bello della Moleskine, il motivo per cui la uso da anni, è che è piccolissima; in una paginetta sottile, ci sta una settimana intera, e in due minuti ti sfogli più di un anno e mezzo di vita.
È per questo che faccio fatica a cambiarla. Perché mentre il tempo passava, in questo anno e mezzo di agenda, sono cambiato anche io. È cambiata in qualche modo la mia vita.
Sono, in qualche modo, maturato. Ho acquistato nuove e più importanti responsabilità.
Così vado avanti a sfogliare, e leggo citazioni memorabili, come "Non credere che io sia proprio un iceberg! Quella è solo una copertura.." [Stella]
(In effetti devo ammettere che all'inizio, le prime volte che ci vedevamo, io e Stella eravamo due bei cubetti di ghiaccio, anche un po' impacciati, nonostante l'età adulta e il fatto che sentivamo già di aver trovato in noi una persona speciale, unica..)
Leggo di una festa dell'unità in un paesino di montagna dove la banda locale suonava "La polka del diavolo", e quanto ci aveva fatto ridere quando lo dissero. Quella stessa sera che abbiamo preso la via principale del paesino in contromano..
Leggo di quella festa della birra, e di quella volta che siamo andati a vedere "Alice in wonderland". Lì c'è una stellina. Nei giorni importanti, dove era successo qualcosa d'importante, ci mettevo sempre una stellina.
E quella domenica che siamo andati a vedere quel concerto d'arpe dentro la rocca di Vignola; o quella volta che, mi vergogno a dirlo, rimasi a piedi per strada perché avevo finito la benzina. Fu un sabato sera epico, a dir poco alternativo; con altrettanta vergogna, chiamai Stella, che stavo andando a trovare, ed era anche la persona più vicina che mi poteva aiutare. Avevo delle bottigliette d'acqua e una bottiglia mezza piena di Pampero invecchiato in macchina. Per fortuna. Senza pensarci troppo, le svuotai sul prato (m'ero fermato ai margini di una strada di montagna, ndr) e con la sua macchina andammo al primo self più vicino, riempiendo le bottiglie e facendo così benzina, in modo molto spartano, una volta tornati indietro alla mia macchina. Ripetemmo l'operazione per ben due volte. Ma non bastò; ricordo bene che spingemmo con tutte le forze la macchina in strada, per metterla in piano e far arrivare la benzina agli iniettori, dato che sul prato era inclinata e non arrivava niente, non mettendosi in moto. Alla fine ce la facemmo. Mi sentivo molto come il narratore dell'amaro montenegro, anche se poi puzzavo di benzina che facevo schifo.
Andando avanti con le pagine, leggo della laurea del mio migliore amico. Leggo di quando sono andato a Firenze per visitare gli Uffizi. Se ci ripenso resto ancora a bocca aperta. Che spettacolo..



Nel giorno in cui l'ho presa, c'è ancora lo scontrino della reflex. Ovviamente per motivi economici, una reflex entry level vecchia e usata. Ma chissenefrega, quante foto di gusto ho fatto finora, e quante cose sulla fotografia ho imparato! Come le centinaia di foto che feci quando siamo andati a vedere gli aquiloni al mare; mi sembrava d'essere tornato bambino, mi sono sempre piaciuti gli aquiloni..







E così vado avanti, avanti, fino a quei tre giorni in Toscana: San Gimignano, Volterra, San Galgano e la sua spada nella roccia, Monteriggioni.. Me ne sono innamorato, della Toscana! Sono stati tre giorni importanti, tra l'altro.
Poi sfoglio ancora, e vedo tutti gli appunti e gli appuntamenti di lavoro. Schizzi di terreni e di piantagioni, metrature, cose burocratiche. Fai questo, devi andare là, appuntamento con quello in ufficio, firmare quello.
Vedo i primi mercati che ho fatto, i primi incassi con i prodotti della mia azienda. Non è molto per ora, ma la soddisfazione non ha prezzo.
Sono ormai alla fine dell'agenda. Purtroppo, ci sono anche pagine un po' amare, di giorni un po' più pesanti degli altri. Giorni in cui si devono anche accantonare dei sogni, delle aspirazioni. Giorni di sacrifici. Giorni in cui si diventa, forse, un po' più maturi, un po' più saggi.
Giorni in cui, di getto, velocemente, per scaricare la rabbia, scrivo come so scrivere, in piccolo e in malomodo, con la bic blu:

Quanta vita
persa
che non torna più
Quanta giovinezza
gettata al tempo
che invecchia
senza far rumore
stando fermi
immobili
ad osservare
le proprie utopie
senza rincorrere
con convinzione
i propri sogni

Fa cagare lo so, ma io non sono un poeta, scrivo per lo più per sfogarmi.
Così ho deciso di non prendere più l'agenda con le pagine settimanali, quella dove programmavo tutto, dove programmavo gli esami universitari; non ne avrò più bisogno.
Ho preso una moleskine con le pagine tutte bianche. Sarà un po' più eterna.
Ci sarà più spazio per sogni nuovi, senza la necessità di doverli programmare dentro un lasso di tempo ristretto e limitato. Ci sarà più spazio per vivere la mia vita ed essere soddisfatto dei miei sacrifici.
So che quelle pagine bianche sono già piene di speranza, di una speranza di farsi riempire da quelle cose che riempivano anche quella che sto per sostituire. Di Stella, di cose belle, di vita vissuta con semplicità, di felicità e serenità.




Perché le cose più importanti, forse, sono quelle che non sono state scritte, e che non saranno scritte. Sono quelle che vivo e che viviamo ogni giorno, sono quelle che custodiamo gelosamente nel cuore, quelle che ci fanno sentire vivi, quelle per le quali respiriamo a pieni polmoni, e, inconsciamente, ringraziamo qualcuno..



venerdì 30 settembre 2011

Viraggio




Non si direbbe mai, ora.
I campi ancora verdi, con qualche trattore coraggioso che affronta un ultimo taglio di fieno a fine settembre.
Qualche cicala, ancora non stanca d'oziare, che imperterrita continua la sua cantilena;
Il sole, che scalda sempre quando tocca la mia pelle, che ancora ha la forza di colorarla; sembra non voglia perdere il suo vigore estivo. Regala ancora generoso i tramonti della bella stagione.
I boschi ancora verdi, vivi, carichi di vita in movimento: gli scoiattoli indaffarati a far provviste, gli uccelli che ancora cantano a gran voce,  caprioli e gli altri ungulati, che pascolano senza problemi nei campi ancora ricchi di verde.
Il verde dei campi che quando tira il vento è un mare che mi richiama all'avventura, e aspetta soltanto il mio veliero.
I falchi, alti, scrutano ancora dall'alto la situazione, dominano silenziosi e immobili la montagna.
Ma qualcuno già ara; qualche campo ha già cambiato colore, e ora è marrone.
E degli alberi si avverte ormai la stanchezza.
Eppure non si direbbe mai, ora, se non ci si mettesse ad ascoltarli in silenzio.
Non si direbbe mai, guardando con questi occhi quello che ancora circonda la montagna, che oramai tutto sta per virare.
Fatico davvero a pensarlo, con tutta questa vita intorno a me.
Ma come per tutte le cose, un viraggio, un cambiamento, è necessario.
Ad osservare bene la natura, lei vira, cambia solo in meglio.
Solo noi esseri umani, a pensarci bene, abbiamo la facoltà di farlo in peggio o in meglio.
Che strani animali..
Mi godo dunque questo presente fatto degli ultimi verdi di queste montagne, e degli ultimi canti festanti della terra.
Dentro di me aspetto sereno il suo viraggio, sapendo che niente finisce, ma tutto si trasforma, in meglio.
Se lo si vuole.



Un caldo saluto a tutti i Visitors e a tutti gli amici bloggers che passano di qua, scusate la mia assenza, ma comunque vi ho pensato :)

(Si lo so che ho scritto molti "ancora" e che ho iniziato una frase con "E", ma sinceramente, chissenefrega.)

A presto amicici!!!
Buon fine settimana!


giovedì 21 luglio 2011

Fotografia di Montagna #2 - Lucciole


C'è sempre un'ombra di magia dietro le scie ad intermittenza delle lucciole.
Da bambini non ci si può non chiedere come tutto questo sia possibile; ad una certa età si impara precisamente come si crei quella loro luce, ma nonostante le spiegazioni, è bello e dolce lasciarsi trasportare da quella meraviglia che mi coglieva quand'ero bambino; quando l'umidiccia e infinita pianura, le prime sere d'estate, diventava il teatro delle lucciole innamorate.
E quelle scie intermittenti mi brillavano negli occhi, riempiendomi di stupore.
Lo stupore non mi ha mai abbandonato, e credo mai lo farà; ogni sera, ancora ora, mi meraviglia questo intermittente danzare, e ammiro tutto questo come se ogni volta fosse uno spettacolo mai visto prima.
È che ogni sera, mi piace cogliere questa semplice emozione: uscire di casa, andare a piedi sulla via deserta, e immergermi nel via vai di luci che si inseguono, cercando di non dar disturbo.
E ogni volta, come allora, quelle luci mi brillano negli occhi, e mi coglie forse lo stesso stupore.
Quassù però è diverso dalla pianura.
Quassù le lucciole arrivano solo quando l'estate è arrivata davvero. E continuano a starci e a danzare fino quasi alla fine di luglio.
Quassù non ci sono luci di lampioni o di città, a disturbare la loro vista.
Quassù ci si può stupire liberamente, guardandole.
Posso stare a guardarle tutta la notte, volendo, senza mai stancarmi.
Ne seguo una con lo sguardo, senza che lei lo sappia; ora è qui, ora si spegne e mi immagino che sia andata lì. Invece è là.
Ora insegue quell'altra lucciola, che scappa verso la valle; chissà se riuscirà a prenderla. Ha tutta la notte per provarci, penso: ce la farà!
Ora guardo quest'altra: mi sembra vagare senza meta, a zig zag, nell'aria.
L'aria piena di lucciole.
Mi piace respirare questa magia.
Una invece forse è stanca, e ora si è fermata a riposare sulla foglia di una quercia.
Un'altra invece volava troppo in alto, ed ora è diventata la stella polare.
Altre le ho viste, hanno provato a seguirla, e si sono perse per la via lattea. Ora si sono confuse, tra i milioni di stelle.
Qualcuna di loro vira, migra, indecisa se fermarsi su Giove o se proseguire fino a Sirio, così luminosa.
Qualcuna cade, e sfinita per aver volato così tanto, si spegne e va a dormire tra i cespugli del bosco.
Ci sono poi quelle che resistono alla notte, e se uno ha la vista buona, le vede brillare fino all'alba. Anche oltre l'alba. Sono le lucciole più forti, quelle che non si stancano mai di far luce, e che forse danno la voglia di brillare anche a quelle stanche.
Le lucciole che illuminano la notte. Che non illuminano la strada asfaltata dove stai camminando, anzi. Ti ci fanno uscire, portandoti dove la valle piena delle loro scie luminose si mischia col cielo pieno di stelle. E anche se una sola di loro fa poca luce, vederle così tutte assieme nella vallata riesce ad illuminarti l'anima e farti brillare gli occhi.
La bellezza della semplicità è così forte e distante dal mondo e dai luoghi comuni, che a malincuore, con dispiacere, abbandono la vista della vallata, per tornare sulla via asfaltata.
Saluto le lucciole.
Vado a letto.
Buonanotte.





mercoledì 6 luglio 2011

La Mattina








Solo una cosa
Vorrei
Quando mi sveglio
La mattina
Sentire il tuo calore
Che mi rapisce
Mi coinvolge
Baciarti per gustare
Il tuo sapore
La tua chimica
Che ti rende così
Inimitabile
Poter apprezzare
Ogni tuo lato
Anche quando hai
I fumi
Potermi ubriacare
Di te
Ti amo,
CAFFÈ



(Per tutte le volte che mi salva il fondoschiena.. e le giornate.. una piccola dedica al compagno Caffè :))

domenica 8 maggio 2011

Al parco..

Devo stirare la camicia.
Quella camicia.
La camicia bianca.
Quella che mi avevi sporcato con il tuo fondotinta.
Col fondotinta che ti eri messa mentre io ritardavo, per ingannare l'attesa.
A dire il vero non so perché l'ho buttata a lavare.
Una camicia bianca e pulita non mi serve, ora.
Però ormai è lavata, e prima che faccia le radici sulla pila della roba da stirare, la stiro.
La stiro perché mi rilassa.
C'è chi si rilassa davanti alla tivù parassita. Io mi rilasso stirando.
Forse è il vapore che esce dal ferro da stiro che mi rilassa. O meglio l'odore dell'acqua aromatica alla lavanda, che mescolo nella caldaia con l'acqua. Ne basta poca per fare un buon odore.
Il problema è che quell'odore ora non lo vorrei sentire, mentre stiro questa camicia.
Perché su quella camicia c'era il tuo, di odore.
E più passo il ferro rovente sul cotone leggero, più penso che di una camicia così, come tante, non me ne faccio niente.
Sul colletto di quella camicia c'era un pezzo di te. Della tua attesa, del tuo nervoso mentre mi aspetti, dei tuoi occhi che guardano lo specchietto che hai dentro la borsetta. Si, sei bella.
Quella camicia era speciale.
Perché su quella camicia c'era il tuo, di odore.
Il tuo odore  che non è il tuo profumo; è il tuo odore. Ed è buono, solo che tu non lo sai.
È l'odore di quando mi abbracci, di quando ci baciamo, stretti.
È l'odore di quando ti penso; di quando mi manchi.
È l'odore che mi è rimasto su quella camicia, dopo che ti eri appoggiata su di me, mentre eravamo distesi, felici, sul nostro telo da spiaggia; steso su un mare d'erba e margherite. Mentre guardavamo le nuvole e i merli dal becco giallo, che giocavano a pallone coi bambini.
Al parco.













lunedì 4 aprile 2011

Fotopensieri


M'ama, non m'ama, m'ama, non m'ama..
M'ama.









Se le margherite potessero rispondere davvero a tutte le domande che ci facciamo, sarebbe tutto molto più semplice..

(.. Ma resteremmo senza fiori)



lunedì 28 marzo 2011

In fondo, è una gran puttana..

(Pensato e non scritto Venerdì 25 Marzo)


Ho visto la prima lucertola, poco fa. Uscivo in macchina, anche se con questo sole avrei di gran lunga preferito andare a piedi.
Lei ne approfittava, invece, del sole. Era su un sasso che spuntava dal monte, vicino al sentiero. Riscaldava il suo sangue, ancora troppo freddo per la nuova stagione.
E poco lontano da lei e dal sasso c'erano anche le prime primule selvatiche. Fiori gialli così semplici, così delicati. Ma per questo incredibilmente belli e forti; nel sopravvivere all'inverno e ai suoi ghiacci che bruciano le radici e le prime foglie.
Vorrei farle una foto, immortalare ciò che sancisce la definitiva comparsa della bella stagione.
Ma è scappata appena ha sentito lo strappo del borsello in cui tengo la macchina fotografica. O forse appena mi sono avvicinato troppo. Era lì spaparanzata a godersi il calduccio, ma evidentemente con gli occhi ben aperti.
Vai te a fargli capire che la vuoi solo fotografare sul sasso vicino alle primule gialle, e non te la vuoi mangiare.
Ma la natura è bella anche per questo. Nulla è fermo, tutto respira.
La primavera è bella anche per questo.
Per le sue sorprese, per i cambiamenti, per i boschi che da cimiteri di scheletri dormienti si trasformano in paradisi di foglie e fiori.
Per la vita che si risveglia nel corpo, nella mente e tutt'intorno.
Per il fatto che pur essendo tutti gli anni uguale, ogni volta desta uno stupore incredibile.
Ha il suo fascino la primavera. Ora c'è il sole e sei felice, ora c'è una fottuta nuvola. Ora piove, e ti rovina la giornata, i programmi, le intenzioni.
La primavera, in fondo, è una gran puttana.
E come tutte le puttane, ha il suo fascino, e perbacco, ci sa fare!
Meretrice di pioggia nelle gite fuori porta; nei lavori pianificati dagli uomini dei campi; negli umori di persone che guardano dalla finestra.
Ma splendida e quanto mai lucente e pura quando regala alle gemme in esplosione il suo sole migliore, che già promette estate e frutti ricchi di polpa e passione.
Quando illumina il primo fiore del pesco e il primo pensiero appena svegli di mattina presto, quando si apre la finestra.
Quando non si riesce a stare dentro quattro mura perché ci fa sentire talmente liberi da non poter sopportare carte e lampadine, rumori, falsità; e ci si sente bene solo immersi in lei.
Dolcissima doppiogiochista.
Adesso esco, ma mi metto al collo ancora la mia sciarpa invernale. Non voglio darle l'illusione di amarla. Non voglio che se ne accorga. Se lo sapesse, sono sicuro che alla prima occasione se ne potrebbe approfittare.
Mi manca il coraggio forse, nel farle sapere che quando arriva mi sconvolge, dentro e fuori. Che il suo sole mi fa sudare e mi fa sentire l'estate annerirmi la pelle.
Che il suo vento gelido quando tira a nord mi ricorda le sfuriate di neve con cui l'inverno mi bastona la faccia.
No. Comincio a credere che non si possa amare una così. Una che prima è sole e poi è pioggia.
Però.. Per quanto siano apparentemente banali,
Che splendore gli occhi della Madonna della Primavera.









(Veronica persica, per gli appassionati botanici.)




mercoledì 23 marzo 2011

Tu chiamale, se vuoi, Emozioni

Circa una settimana fa, assistevo alla laurea del mio migliore amico e di mia "sorella", compagni che hanno segnato la mia vita nella bellissima Modena.
Inutile dire che mi sono sentito strano. A me manca ancora un po', anche se abbiamo iniziato assieme.
Non sapevo se ridere, piangere, saltare, starmene in un angolo in disparte. Ma sono stra-felice per loro. Ero un po' commosso, anche se ho mascherato bene.
Giovedì ho approfittato della "festa" dei 150 anni d'Italia per ritornare in quel di Firenze: stavolta la tappa erano gli Uffizi.
Ed è qui il difficile: non mi vengono neanche le parole per descrivere nemmeno un paio delle opere più famose.
Non c'ero mai stato, e penso: per fortuna. Forse prima non avrei saputo apprezzare.
Giovedì restavo senza fiato di fronte ad ogni quadro.
Essere a distanza di naso da un capolavoro come la Venere del Botticelli, o la Primavera, non è come vederle sui libri, o su Google. Per quanto questo mondo sia sempre più virtuale, è la realtà che fa sussultare l'anima e spalancare gli occhi.
Su una foto non si vedono le piccole pieghe, le tavole sotto i colori del dipinto, non si riesce a capire che il colore nero è stato messo sopra al verde, perché si vede che è in rilievo.
Dal vivo si prova qualcosa che con una foto neanche si può immaginare. Forse si provano le emozioni che il pittore voleva trasmettere dipingendo, o quelle che provava lui stesso..
Sicuramente Giotto non ha idea di cosa si prova a passare per la galleria stanco morto dopo due ore e mezza di fila e trovarsi di fronte un suo quadro, grande quasi come una parete, riconoscerlo subito ancora dal corridoio, e dire a chi è lì con te "Uhh, Giotto, Giotto".
Come non so neanche se Leonardo e Michelangelo avessero mai potuto immaginare che quello che andavano a fare sarebbe rimasto nei secoli e avrebbe tolto il fiato a generazioni su generazioni.
Svegliarsi alle sei e dieci, fare i cento metri per non perdere il treno, prendersi un po' d'acqua di Marzo, fare tutta quella fila. Essere stanchi morti.
Ne vale la pena. Se quando sei lì davanti provi tutte quelle sensazioni.
Se riesci a vedere un particolare che mai ti saresti immaginato.
Se ti riproponi di tornarci, perché sai già che la prossima volta vedrai un nuovo particolare, proverai una nuova emozione.
Se riesci quasi a sentire l'odore dei colori ad olio.
Se riesci quasi ad immaginarti Leonardo che dipinge meticolosamente la tela.
Se davanti ad un suo quadro ti ci perdi talmente tanto che pensi tra te e te: "Cazzo, ma io c'ero! Mi ricordo!"
Se riesci quasi a sentirne il genio uscire dalla tela.
Ora penso che il Botticelli non si sarebbe mai immaginato che in una Firenze ormai primaverile, a centocinquant'anni dall'Unità di un paese che lui non conosceva, due persone stanche ma felici contemplassero con ammirazione una sua opera. Abbracciandosi poi. Dopo aver pazientemente atteso che il classico gruppetto di nipponici si levasse dalle scatole.
Eppure è successo. Il tutto mentre fuori l'unica persona che sventolava la bandiera italiana era un ragazzino di colore.
Su una cosa non ci piove comunque: i Duchi di Urbino sono brutti dal vivo come dai libri!

Ponte vecchio dagli Uffizi

lavori in corso dagli Uffizi


Ma anche gustarsi un succosissimo "gelato al limon" seduti su una panchina a Vignola può essere emozionante. Specialmente se arriva dopo una bella pizza. Mentre tira un venticello che fa dimenticare la primavera e che fa tornare a casa i vecchi, usciti a passeggiare dopo cena ,in compagnia, nel centro storico. Anche guardare loro è bello. Chissà cos'hanno ancora da raccontarsi alla loro età. Mi piace vedere nei vecchi la gioia di vivere.
Mi piace sentirla su di me, mentre faccio lo scemo seduto sul ciglio del balconcino panoramico di Guiglia, da dove si vede tutta la pianura. Vignola, Bologna, Modena, Ferrara, Rovigo, fino alle prealpi, quando è limpido. Mi piace che lì a guardare giù il mondo con me ci sia una persona speciale.
Mi piace sentirmi estraneo dal mondo, mentre lo guardiamo dall'alto, con le luci delle città che illuminano la nebbia leggera a mezz'aria.
Mi piace fare colazione affogandomi di paste alla marmellata e tortina di riso dopo una serata a cui non ero più abituato.
Mi piace dire:"Stasera non dobbiamo fare tardi"  e poi fare tardissimo.
Talmente tardissimo da vedere l'alba. Il sole sorgere piano piano. Le nuvole tingersi di rosso.
Il cielo da nero diventare azzurro.
E vorresti fermarti in quell'angolo particolare della strada per fotografarla, magari con quella reflex che a Firenze invidiavi a quel giapponese.
Ma non puoi perché devi correre che da lì a tre ore devi lavorare. E poi perché non hai la reflex. (Fanculo!)
E anche perché per immortalare ogni singola emozione, se così si può chiamare, di una settimana così, di foto avrei dovuto farne a milioni.
(Anche perché ne avrei ancora da raccontarvene eh, cose bellissime, ma.. A parte che ne avrete le balle piene.. Poi raccontarle certe cose è davvero difficile, a volte la cosa migliore e più bella è gustarsele di nascosto dentro di sé, ripensandoci a distanza..)
Buon proseguimento di settimana e di Primavera Visitors & Amici bloggers!