‎"Vedo i fiumi dentro le mie vene, cercano il loro mare, rompono gli argini, trovano cieli da fotografare..

Sangue che scorre senza fantasia porta tumori di malinconia.." - F. De Andrè, Un ottico

Visualizzazione post con etichetta Modena. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Modena. Mostra tutti i post

giovedì 17 maggio 2012

Le prime cose che mi sono venute in mente, con pennellate di giallo




Non ho niente di particolare da scrivere in questo periodo. O meglio, forse ho troppo da dire, che non so da dove cominciare. Quindi, vista la mia mancanza di tempo da dedicare al blog (ahimè) lascio stare.
Ergo questo post serve a dirvi che sono ancora vivo, che vi penso di tanto in tanto (sul serio eh).
Vorrei poter scrivere qualcosa di bello, in modo che alla fine di questo post ve ne andiate con qualcosa di buono; magari mi è capitato di farlo a volte, qui, magari ho anche talento, mah, chissà, rispetto alla media di tante cagate scritte che hanno successo; ma non è questo il giorno.   È un periodo un po' difficile, "stressante" direbbe qualcuno. Richiede molte energie, mentali e fisiche. Le fisiche, materiali, le prendo dalla pasta e dalla prima colazione. Le mentali le prendo da quello che mi sta intorno, qui, silenzioso. È pieno di cose belle qui. Giorno dopo giorno, sono sempre più innamorato di queste montagne. Qui ora è tutto verde e giallo. Verdi sono i campi di medica che saranno a breve sfalciati, verdi sono i campi di grano che tra un mese vireranno all'oro, verdi sono gli alberi, all'apice della loro virilità. E in mezzo a tutto ciò ora c'è il giallo del tarassaco e di miliardi di ranuncoli, che vanno a dare qua e là vangogghiane pennellate di giallo al paesaggio, riempiendo letteralmente i prati di luce, tant'è che farebbero innamorare di queste montagne anche il più ostinato e schizzinoso abitante di città. Questo è cibo per l'anima, che si mangia rigorosamente con gli occhi. E con un pizzico di naso, se ci si trova vicino al biancospino in fiore, che mentre guardi il giallo dei campi e dei boschi, ti fa arrivare alle papille il dolce sapore della primavera. Altra magia gialla qui è il maggiociondolo in fiore, certi posti ne son pieni; e come se non bastasse, a ravvivare i calanchi sempre così tristi, ci sono ora le ginestre, sempre gialle, in piena fioritura. Qui è l'ora del giallo, e Agatha Christie non c'entra; è il periodo più giallo dell'anno.
Quand'ero piccolo i miei mi davan le vitamine, la pappa reale, perché maestri e professori dicevano sentivo la primavera, e avevo un calo d'attenzione e di rendita (e vorrei ben vedere con queste giornate, in culo allo studio, direi ora, "cara maestra", citando Tenco) ora mi rendo conto che tutta l'energia di cui ho bisogno la prendo proprio da qui, da queste cose meravigliose che vedo, dall'aria che respiro, dall'energia e la voglia di fare che mi creano dentro. L' energia di cui abbiamo bisogno è dentro di noi. Vitamine e integratori vari sono solo un'illusione, ci serve solo uno stimolo per farci sentire vivi, forti, capaci di spaccare il mondo. Qui vedo gente che non ha certo vent'anni, ma magari quattro volte tanto, e ha tutto questo. Perché quello stimolo è solo dentro di noi. Basta cercarlo, sentirlo, cavalcarlo..
E sto provando a cavalcare il possibile ora. Con qualche ostacolo non ho certo rinunciato a cavalcare qualche utopia realizzabile. Avevo avuto l'idea di abbandonare l'uni a poco dalla fine, causa lavoro e pochi soldi; ora voglio riprendere nonostante sia più difficile che mai, ma si sa, volere è potere, e ho capito che è la cosa giusta da fare.
Vorrei poi far capire a tante pecore che sono convintissime che Monti sia l'unica soluzione per uscire dalla crisi che non è così, che c'è un'alternativa, a differenza di quello che credono loro. Che i suicidi che si stanno consumando giorno dopo giorno sono un chiaro sintomo di malessere sociale, nonostante i suicidi ci fossero anche prima di questo governo tecnicamente criminale. In particolare è una frecciatina a quelli che si definiscono di sinistra o addirittura "comunisti" e che sostengono che Monti sia indispensabile e stia facendo bene. Uno, con tutte le misure che sta adottando, richieste dall'alto dei vermi europei, questo è uno dei governi più nazifascisti di sempre, per tutta la macelleria sociale e la libertà che sta togliendo al popolo. Perché se prima ce n'era poca, ora la democrazia sembra un ricordo lontano. Perché sta creando tensione e terrore. Quindi tacete, per favore, fate più bella figura. Due: con questo discorso di "valori" di destra e sinistra, avete rotto i coglioni. Foste un minimo intelligenti, capireste che destra e sinistra sono ormai solo due parole che portano dietro ideologie riciclate create per fare la guerra tra noi poveri, mentre dall'alto delle gerarchie sociali ridono di tutto ciò e fanno il possibile perché questo continui, perché altrimenti loro non avrebbero più potere. E poi, questamminghia di crisi, da chi sarà mai stata causata? Ve lo siete mai chiesti, mai? No eh? Scusate lo sfogo, ma dopo un po' che sento stronzate mi ribolle il sangue. Magari non sarete d'accordo con me, magari non sono simpatico, ma questo è quello che penso. Purtroppo ho poco tempo, sto scrivendo tutto di getto e mi piacerebbe approfondire di più..
Io comunque, nel mio piccolo, provo a fare quello che ritengo giusto. Queste idee le metto nella pratica; come produttore, vendo ai GAS, credo nella decrescita, nella sovranità alimentare, nel commercio locale diretto e a km zero, ecc. Io posso fare solo questo, per ora, ma se ognuno nel suo piccolo adottasse certe misure "contro il sistema"  già si comincerebbe a fare una piccola rivoluzione pacifica e silenziosa..
Ho scritto le prime cose che mi son venute in mente, poi, del resto, ce ne sarebbero molte altre..
Vi ho annoiato.
L'avevo detto, volevo ve ne andaste con qualcosa di bello, allora dato che non sono riuscito a darvelo con le parole, ci provo con qualche foto quadrata..

[pigna a Pinarella di Cervia]

[il gatto nel sacco]

[alcune delle mie bestiole al pascolo]

[Kissed by the rain]

[Modena, zona Gramsci/stazione, al tramonto]

[Microzoo]

[Pinarella di Cervia]

[San Gimignano]

[visioni dall'alto, sempre a San Gimignano]

[Pinarella]

[Angelo custode, Pinarella]

[questa è stata fatta quasi due settimane fa, per darvi l'idea di quello che andavo scrivendo sopra. Appennino emiliano]

Come avrete intuito, e per chi non fosse pratico lo dico io, si, sono su Instagram, e mi piace anche. Se vi va di vedere altre foto, io sono @andreaborx , ora scappo, nel giallo di quassù..
Ciao!


lunedì 16 maggio 2011

Dal Memoriale di Viale G. - ultima sera - Reloaded

Sono passati più di nove mesi da quando ho scritto questo post. L'ho riletto quasi per caso, e ho deciso di riproporvelo, ora. Ho provato a dire "No, lo posto fra altri tre, quando sarà passato un anno.." ma è stato più forte di me; un po' perché già la mia vita è un pochino cambiata, già dieci giorni dopo averlo scritto, un po' perché a volte mi chiedo ancora se finirò come quella paglia, sola nel pacchetto. A volte mi sento ancora come lei.
Un po' per dirvi che non l'ho fumata, l'ho buttata via insieme a tutto il resto, e ho smesso per sempre.
Ma, credo, solo dopo morto potrò dire se sono stato come lei... Ad ogni modo, credo di essere un po' cambiato (spererei in meglio) da allora..


Dal Memoriale di Viale G. - ultima sera -  Lun 9 Agosto 2010


È strano come passa il tempo. A marzo, quand'è iniziato l'ultimo semestre, quando sono ritornato qua, al 309 di questa via dimenticata da dio, avevo provato ad immaginare come sarebbe stato l'ultimo giorno di permanenza in città. In questo appartamento. Ma mi metteva tristezza, al che non ci facevo più di tanto caso. E invece quel giorno è arrivato.
Ed eccomi qua, alle 4 e mezza del mattino, sul terrazzo dell'appartamento, a pensare che questo è l'ultimo giorno che ho vissuto da cittadino.
Non è caldissimo, anche se qua in braghe e maniche corte, si sta più che bene. Sta per piovere, me lo sento, tira un'aria leggera,  fresca.
Torno in sala, ho lasciato il pacchetto in cima al tavolo, ne sono rimaste solo quattro.

Prima sigaretta
Dal terrazzo al tavolo della sala ci saranno si e no 3 metri, il fatto è che devo aprire questa porta del cazzo che cigola e fa un rumore assurdo, e non mi va di svegliare gli altri, ma la devo chiudere per forza, altrimenti le tende con questo vento si gonfiano e potrebbero tirare giù quella roba che è li, in cima al mobile di fianco alla porta.
Sono appena tornato da una bella serata, che ovviamente è diventata nottata, e poi mattino.  Succede sempre così. E chi ci pensa al tempo mentre stai saltando sulla terra che gira. Diventa tutto relativo.
Ovviamente ho bevuto un po', non me ne vanto no, ma ci stava stasera, è una di quelle sere che non capitano sempre, e volevo essere sicuro di non aver pensieri per la testa, di non pensare alla partenza, di divertirmi insomma. Che poi, non ce ne sarebbe bisogno, uno come me di cazzate ne fa mille anche da sobrio, che mi divertirei solo a guardarmi. Che discorso inutile.

Seconda sigaretta
Mi rendo conto di quanto sia preziosa l'aria che respiro fumando queste sigarette. Tra un tiro e l'altro di tabacco, nicotina, e anidride carbonica, fare un tiro di puro ossigeno col fumo lontano fa la differenza. Nel frattempo ha cominciato a scendere una pioggerellina sottile, che manda in terra tutta quella polvere che resta sospesa in aria qua in città, e permette di respirare un po' meglio. Manda in terra anche il fumo che spedisco oltre la ringhiera del terrazzo, perforandolo goccia per goccia, senza farlo salire neanche un po' nell'aria.
Dovrei essere felice per l'aria un po' più fresca e pulita. Ma con questa merda in bocca non me ne rendo molto conto. Tutto quello che sento ora è soltanto un gusto amaro ma piacevole, e una palla di catarro che mi è arrivata in gola. Segno che forse i polmoni non sono ben contenti di quello che gli sto buttando dentro e stanno facendo di tutto per respingerlo in fuori. E allora lo spingo fuori. L'ho sputato giù, di certo non si è confuso con la pioggia e quando è caduto da questo quarto piano ha fatto il suo rumore distinto. Non mi preoccupo che qualcuno possa avermi visto pensando che faceva schifo, non c'è nessuno in giro.
Però mi sento un idiota. Mi sto facendo male, in fondo, lo so, ma mi piace. Mi sento più leggero ora, più rilassato. Più tranquillo. Pur consapevole che il fumo annebbia il cervello. Ma chi se ne fotte ora, qui, alle 5 del mattino.

Terza sigaretta
Quasi quasi finisco il pacchetto. E poi caccio via tutto. Accendino, pacchetto vuoto, pensieri, e me ne vado a letto.
Mentre accendo ha smesso di piovere. La brezza è rimasta però; non mi dispiace. Penso, è bella Modena. È bella. Anche se adesso davanti a me vedo solo una via di merda, che sta dormendo, recintata da una fila di macchine da un senso e dall'altro, separate solo da un'infinita aiuola di querciole, che per quanto sia poca e misera la terra che le circonda, povere, sono l'unica cosa che qua, mi ricorda la montagna.
Penso, è bello stare qui, tra la via Emilia e il West. Questo è il West. Dove nella via incontri gente che viene da ogni parte del mondo. Si, questo è il West, dove finisce Modena, alla fine della via poi, non c'è più niente. Finisce tutto. Penso, Modena è bella anche da qui. E chi non c'è mai stato, su questo fottuto terrazzo, fumando una cazzo di Winston blu alle 5 del mattino, non lo può capire. Si è perso un pezzo di città. Chi conosce questa via mi risponderebbe senza problemi: "Tientela!". Certo che me la tengo, idiota. E la porterò sempre nei miei ricordi. Questo pezzo, e tutti gli altri pezzi. Dove sono passato una volta sola, dove mi sono perso, dove ho fatto rally, dove ho consumato le gomme del 106. Anche dove sono passato mille volte, ma in mille altrettante situazioni diverse; che sono i dettagli a fare la differenza. Che piazza grande sarà sempre ferma li, ma se ci passi col sole, con la neve, di notte, da ubriaco, sarà sempre diversa. Ecco, credo siano i ricordi che fanno grande un posto dove sei stato. E io di Modena ne ho parecchi. Da questo punto di vista, non avrei problemi a dire che Modena è più grande di Bologna. Si, sono un folle, forse.
Ma anche la follia è relativa, come relativo è il tempo che sta passando adesso. Me ne accorgo dalla luce che spunta silenziosa da laggiù, e non me n'ero reso conto. Puttana non mi ha detto niente, ma da qualche parte albeggia ora tra i monti dove il sole rosso che nasce lo puoi vedere. Qua no, in questa via lo vedi pallido e alle nove, se ti va bene.
Però qualcosa l'ho sentito, era il rumore del Ducato del forno, quello dove andavamo a fare colazione. Chissà dove lo porta il pane, me lo sono sempre chiesto. Peccato che il profumo del forno non arrivi fino a qua, sarebbe bello adesso, mentre osservo stanco questo tizio che non so chi sia, che mette in moto la Fiesta vecchia qua sotto e se ne va. A lavorare, forse. Non credo di averlo mai visto, o forse non ci ho mai fatto caso. La vita di città è strana anche per questo. Abiti fianco a fianco ad altre cento, mille persone che non sai chi sono, da dove vengono, cosa fanno. Se solo ci parlassimo potremmo scrivere un libro per ogni storia, e sono convinto che qui, su viale G, verrebbe fuori un romanzo spettacolare. Invece la frenesia della vita di città non ci permette di parlare con gli sconosciuti. Men che meno se non sono italiani.
So però dove andrò io, ora. Via. Via da Modena. E mi dispiace, si, partire.
Non perché forse non farò più questa bella vita, ma perché so che mi allontanerò dalle amicizie e dalle persone con cui mi ero trovato bene in questi anni.
E le amicizie si sa, come gli amori, non possono vivere a distanza. Ci si può parlare si, su facebook o msn. Ma le parole sono vuote e morte, se non si hanno due occhi di fronte a te, a cui poterle dire. Questo mi dispiace tremendamente. Ma non mi rattristo certo. Se un sentimento è vero, sincero, sopravvive nel tempo e nello spazio.
Già, il tempo, quello relativo, lui. Ora mi sono accorto che è passato perché ho finito anche questa. La spengo, prendo le altre due cicche che avevo lasciato sul posacenere, e le metto dentro al vaso nell'angolo del terrazzo. È il cimitero delle paglie, quel vaso. l'ho scoperto un giorno facendo le pulizie, quando avevo alzato il sottovaso che c'è sopra, per buttare via tutto. Ma quello no, è un'opera d'arte, non si può svuotare. È il trionfo della genialità e della pigrizia. Un vaso pieno di paglie fumate. Mica mie eh, son tutte del Berny praticamente, che fino a un mese fa ha fumato e riempito giorno dopo giorno questo bel vaso.
Resta quell'ultima paglia dentro al pacchetto. Ma adesso ho voglia d'acqua. Devo bere. E poi un'altra non la reggo. Basta intossicarsi! Ora mi polleggio un po' sul divano, mentre davanti a me lo schermo trasmette Rainews24, e bevo quest'acqua, benedetto chi l'ha inventata.
Mi alzo in piedi, spengo la tivù, prendo in mano questo pacchetto orami vuoto. Chissà cosa ne farò di quella paglia maledetta rimasta sola. Forse la fumerò domani prima di partire, dopo pranzo. Forse la getterò perché basta, non ne voglio fumare altre. Perché fa male per davvero. Mi sento un po' come lei, adesso. Un po' solo, e soprattutto incerto sul futuro. Chissà che cazzo andrò a fare adesso, quando mi laureerò, chi conoscerò. Cosa farò da grande. Chissà come sarò fra qualche anno. Forse sarò sempre come quella paglia rimasta sola nel pacchetto. O forse no. O forse in fondo, in certi momenti, siamo tutti come quella paglia. Solo il tempo deciderà per noi; si, quello relativo. Quello che ha deciso che ora mi trascino fino al cesso.
E vado a letto.


(Qui il post originale...) A presto blogAmici e Visitors :)



domenica 8 maggio 2011

Al parco..

Devo stirare la camicia.
Quella camicia.
La camicia bianca.
Quella che mi avevi sporcato con il tuo fondotinta.
Col fondotinta che ti eri messa mentre io ritardavo, per ingannare l'attesa.
A dire il vero non so perché l'ho buttata a lavare.
Una camicia bianca e pulita non mi serve, ora.
Però ormai è lavata, e prima che faccia le radici sulla pila della roba da stirare, la stiro.
La stiro perché mi rilassa.
C'è chi si rilassa davanti alla tivù parassita. Io mi rilasso stirando.
Forse è il vapore che esce dal ferro da stiro che mi rilassa. O meglio l'odore dell'acqua aromatica alla lavanda, che mescolo nella caldaia con l'acqua. Ne basta poca per fare un buon odore.
Il problema è che quell'odore ora non lo vorrei sentire, mentre stiro questa camicia.
Perché su quella camicia c'era il tuo, di odore.
E più passo il ferro rovente sul cotone leggero, più penso che di una camicia così, come tante, non me ne faccio niente.
Sul colletto di quella camicia c'era un pezzo di te. Della tua attesa, del tuo nervoso mentre mi aspetti, dei tuoi occhi che guardano lo specchietto che hai dentro la borsetta. Si, sei bella.
Quella camicia era speciale.
Perché su quella camicia c'era il tuo, di odore.
Il tuo odore  che non è il tuo profumo; è il tuo odore. Ed è buono, solo che tu non lo sai.
È l'odore di quando mi abbracci, di quando ci baciamo, stretti.
È l'odore di quando ti penso; di quando mi manchi.
È l'odore che mi è rimasto su quella camicia, dopo che ti eri appoggiata su di me, mentre eravamo distesi, felici, sul nostro telo da spiaggia; steso su un mare d'erba e margherite. Mentre guardavamo le nuvole e i merli dal becco giallo, che giocavano a pallone coi bambini.
Al parco.













martedì 21 dicembre 2010

Musica in fila

Era da un po' che mancavo dal mondo bloggoso, lo so, e me ne scuso.
Vorrei scrivere un post sul Natale e sull'aria natalizia, ma ce ne sono ormai già troppi in giro. E tutti uguali. Vorrei leggervi e commentarvi tutti e sempre, ma non ce la faccio. Non ho avuto tempo. Odio non avere tempo.
E detesto ancora di più chi il tempo me lo fa perdere. Ecco cosa mi ha dato l'ispirazione nello scrivere questo post, magari inutile, se credete.
La gente che mi fa perdere il tempo, e la pazienza, di conseguenza. 
Già, perché venerdì dai monti scendevo in quel di Modena per concedermi un bel giro in compagnia. Compagnia davvero speciale, di quelle a cui dedico tutto il tempo che posso avere, anche quello che non ho. Fino a Modena viaggio normale e fluido.. 
Poi.. Non so se avete presente la rotonda dell'uva.. 
Ecco.. Da li a piazza Roma, sede della famosa Accademia militare di Modena, dove abbiamo parcheggiato, beh sono più o meno 5 dico cinque chilometri.
Li abbiamo fatti, non ci crederete, in ben QUATTRO ORE ABBONDANTI! Il tutto perché scendeva qualche fiocco di neve che noi montanari ci ridiamo sopra; ma che evidentemente alla gente di pianura scatena un panico dentro che li manda in un caos mentale incredibile. E non vanno più avanti! Quattro ore di fila in città che hanno messo a dura prova i miei nervi e il mio spirito natalizio, diciamo.
Fortunatamente, ero in buona compagnia; e fortunatamente, c'era una cosa che nei momenti difficili mi tira sempre su: LA MUSICA! Ecco dunque la colonna sonora di questa traversata sul filo dei nervi:
dato che eravamo in clima natalizio, il tutto era iniziato ascoltando qualche canzone di Natale degli Elii, da "Baffo Natale Compilation":

"Christmas with the yours, Easter what you want, peace between Blur and Oasis.."
(Questa se non l'avete mai sentita, ascoltatela se riuscite, perchè merita, vedi testo:))

"Natale allo zenzero, presepe allo zenzero, tanti auguroni allo zenzero.."

poi, sempre nel CD che avevo fatto, c'era il nuovo album di Elisa, e ovviamente quelle in italiano ce le cantavamo tutte:


(Un album Ivy che consiglio a chi piace Elisa, con le canzoni più belle riarrangiate, un paio di inediti e tre cover interessanti.. a me piace!)

Poi, spenta l'autoradio per essere più concentrato nella disperazione della fila, il passeggero ha avuto l'idea di cantare a cappella le canzoni di Natale che conoscevamo:



(Senza dubbio le cantano meglio Sinatra&Co.. ma anche noi non eravamo niente niente male!)

Poi vengono altre due canzoni, particolari, che hanno origine da domande fatte durante l'interminabile fila, tra un'imprecazione natalizia e l'altra:


(Si, perchè è una delle mie canzoni preferite; perchè gli AC/DC ci stanno sempre; e soprattutto perchè, anche se non era un'autostrada, durante la fila era comunque una strada infernale!)

Poi, poco prima di arrivare (quaranta minuti prima) è uscita anche questa:

"È bello ritornar normalità, è facile tornare con le tante stanche pecore bianche; scusate, non mi lego a questa schiera, morrò pecora nera.." Una delle canzoni che mi ha fatto innamorare di Guccini..

E poi in ultima, ma non in ordine d'importanza, la canzone che ho cantato per tutto il viaggio, per tutto il week end, che non mi è ancora uscita dalla testa. la canzone che più volte il passeggero mi ha chiesto di smettere di cantare, ma era più forte di me:

"Simpatia, simpatia, sembra quasi che non ci sia.. e invece c'èèaaa! Yeah!"

Ecco alla fine di tutto ciò, una volta parcheggiato, sono finalmente riuscito a godermi quello per cui avevo affrontato il viaggio: qualche attimo di pace e tranquillità, momenti di felicità e serenità. Quelli di cui la nostra vita dovrebbe essere piena.
Anche e soprattutto a Natale :)
Ora e sempre.. God bless music! 

Vi lascio con un paio di foto di Modena innevata:

Uno dei simboli di Modena, la Pedra Ringadora,
E il palazzo comunale, sempre in piazza grande..







 Buon inizio settimana a tutti!

lunedì 9 agosto 2010

Dal Memoriale di Viale G. - ultima sera -

 Ad Alle; all'Ing, al Berny, a Laura


È strano come passa il tempo. A marzo, quand'è iniziato l'ultimo semestre, quando sono ritornato qua, al 309 di questa via dimenticata da dio, avevo provato ad immaginare come sarebbe stato l'ultimo giorno di permanenza in città. In questo appartamento. Ma mi metteva tristezza, al che non ci facevo più di tanto caso. E invece quel giorno è arrivato.
Ed eccomi qua, alle 4 e mezza del mattino, sul terrazzo dell'appartamento, a pensare che questo è l'ultimo giorno che ho vissuto da cittadino.
Non è caldissimo, anche se qua in braghe e maniche corte, si sta più che bene. Sta per piovere, me lo sento, tira un'aria leggera,  fresca.
Torno in sala, ho lasciato il pacchetto in cima al tavolo, ne sono rimaste solo quattro.

Prima sigaretta
Dal terrazzo al tavolo della sala ci saranno si e no 3 metri, il fatto è che devo aprire questa porta del cazzo che cigola e fa un rumore assurdo, e non mi va di svegliare gli altri, ma la devo chiudere per forza, altrimenti le tende con questo vento si gonfiano e potrebbero tirare giù quella roba che è li, in cima al mobile di fianco alla porta.
Sono appena tornato da una bella serata, che ovviamente è diventata nottata, e poi mattino.  Succede sempre così. E chi ci pensa al tempo mentre stai saltando sulla terra che gira. Diventa tutto relativo.
Ovviamente ho bevuto un po', non me ne vanto no, ma ci stava stasera, è una di quelle sere che non capitano sempre, e volevo essere sicuro di non aver pensieri per la testa, di non pensare alla partenza, di divertirmi insomma. Che poi, non ce ne sarebbe bisogno, uno come me di cazzate ne fa mille anche da sobrio, che mi divertirei solo a guardarmi. Che discorso inutile.

Seconda sigaretta
Mi rendo conto di quanto sia preziosa l'aria che respiro fumando queste sigarette. Tra un tiro e l'altro di tabacco, nicotina, e anidride carbonica, fare un tiro di puro ossigeno col fumo lontano fa la differenza. Nel frattempo ha cominciato a scendere una pioggerellina sottile, che manda in terra tutta quella polvere che resta sospesa in aria qua in città, e permette di respirare un po' meglio. Manda in terra anche il fumo che spedisco oltre la ringhiera del terrazzo, perforandolo goccia per goccia, senza farlo salire neanche un po' nell'aria.
Dovrei essere felice per l'aria un po' più fresca e pulita. Ma con questa merda in bocca non me ne rendo molto conto. Tutto quello che sento ora è soltanto un gusto amaro ma piacevole, e una palla di catarro che mi è arrivata in gola. Segno che forse i polmoni non sono ben contenti di quello che gli sto buttando dentro e stanno facendo di tutto per respingerlo in fuori. E allora lo spingo fuori. L'ho sputato giù, di certo non si è confuso con la pioggia e quando è caduto da questo quarto piano ha fatto il suo rumore distinto. Non mi preoccupo che qualcuno possa avermi visto pensando che faceva schifo, non c'è nessuno in giro.
Però mi sento un idiota. Mi sto facendo male, in fondo, lo so, ma mi piace. Mi sento più leggero ora, più rilassato. Più tranquillo. Pur consapevole che il fumo annebbia il cervello. Ma chi se ne fotte ora, qui, alle 5 del mattino.

Terza sigaretta
Quasi quasi finisco il pacchetto. E poi caccio via tutto. Accendino, pacchetto vuoto, pensieri, e me ne vado a letto.
Mentre accendo ha smesso di piovere. La brezza è rimasta però; non mi dispiace. Penso, è bella Modena. È bella. Anche se adesso davanti a me vedo solo una via di merda, che sta dormendo, recintata da una fila di macchine da un senso e dall'altro, separate solo da un'infinita aiuola di querciole, che per quanto sia poca e misera la terra che le circonda, povere, sono l'unica cosa che qua, mi ricorda la montagna.
Penso, è bello stare qui, tra la via Emilia e il West. Questo è il West. Dove nella via incontri gente che viene da ogni parte del mondo. Si, questo è il West, dove finisce Modena, alla fine della via poi, non c'è più niente. Finisce tutto. Penso, Modena è bella anche da qui. E chi non c'è mai stato, su questo fottuto terrazzo, fumando una cazzo di Winston blu alle 5 del mattino, non lo può capire. Si è perso un pezzo di città. Chi conosce questa via mi risponderebbe senza problemi: "Tientela!". Certo che me la tengo, idiota. E la porterò sempre nei miei ricordi. Questo pezzo, e tutti gli altri pezzi. Dove sono passato una volta sola, dove mi sono perso, dove ho fatto rally, dove ho consumato le gomme del 106. Anche dove sono passato mille volte, ma in mille altrettante situazioni diverse; che sono i dettagli a fare la differenza. Che piazza grande sarà sempre ferma li, ma se ci passi col sole, con la neve, di notte, da ubriaco, sarà sempre diversa. Ecco, credo siano i ricordi che fanno grande un posto dove sei stato. E io di Modena ne ho parecchi. Da questo punto di vista, non avrei problemi a dire che Modena è più grande di Bologna. Si, sono un folle, forse.
Ma anche la follia è relativa, come relativo è il tempo che sta passando adesso. Me ne accorgo dalla luce che spunta silenziosa da laggiù, e non me n'ero reso conto. Puttana non mi ha detto niente, ma da qualche parte albeggia ora tra i monti dove il sole rosso che nasce lo puoi vedere. Qua no, in questa via lo vedi pallido e alle nove, se ti va bene.
Però qualcosa l'ho sentito, era il rumore del Ducato del forno, quello dove andavamo a fare colazione. Chissà dove lo porta il pane, me lo sono sempre chiesto. Peccato che il profumo del forno non arrivi fino a qua, sarebbe bello adesso, mentre osservo stanco questo tizio che non so chi sia, che mette in moto la Fiesta vecchia qua sotto e se ne va. A lavorare, forse.  Non credo di averlo mai visto, o forse non ci ho mai fatto caso. La vita di città è strana anche per questo. Abiti fianco a fianco ad altre cento, mille persone che non sai chi sono, da dove vengono, cosa fanno. Se solo ci parlassimo potremmo scrivere un libro per ogni storia, e sono convinto che qui, su viale G, verrebbe fuori un romanzo spettacolare. Invece la frenesia della vita di città non ci permette di parlare con gli sconosciuti. Men che meno se non sono italiani.
So però dove andrò io, ora. Via. Via da Modena. E mi dispiace, si, partire.
Non perché forse non farò più questa bella vita, ma perché so che mi allontanerò dalle amicizie e dalle persone con cui mi ero trovato bene in questi anni.
E le amicizie si sa, come gli amori, non possono vivere a distanza. Ci si può parlare si, su facebook o msn. Ma le parole sono vuote e morte, se non si hanno due occhi di fronte a te, a cui poterle dire. Questo mi dispiace tremendamente. Ma non mi rattristo certo. Se un sentimento è vero, sincero, sopravvive nel tempo e nello spazio.
Già, il tempo, quello relativo, lui. Ora mi sono accorto che è passato perché ho finito anche questa. La spengo, prendo le altre due cicche che avevo lasciato sul posacenere, e le metto dentro al vaso nell'angolo del terrazzo. È il cimitero delle paglie, quel vaso. l'ho scoperto un giorno facendo le pulizie, quando avevo alzato il sottovaso che c'è sopra, per buttare via tutto. Ma quello no, è un'opera d'arte, non si può svuotare. È il trionfo della genialità e della pigrizia. Un vaso pieno di paglie fumate. Mica mie eh, son tutte del Berny praticamente, che fino a un mese fa ha fumato e riempito giorno dopo giorno questo bel vaso.
Resta quell'ultima paglia dentro al pacchetto. Ma adesso ho voglia d'acqua. Devo bere. E poi un'altra non la reggo. Basta intossicarsi! Ora mi polleggio un po' sul divano, mentre davanti a me lo schermo trasmette Rainews24, e bevo quest'acqua, benedetto chi l'ha inventata.
Mi alzo in piedi, spengo la tivù, prendo in mano questo pacchetto orami vuoto. Chissà cosa ne farò di quella paglia maledetta rimasta sola. Forse la fumerò domani prima di partire, dopo pranzo. Forse la getterò perché basta, non ne voglio fumare altre. Perché fa male per davvero. Mi sento un po' come lei, adesso. Un po' solo, e soprattutto incerto sul futuro. Chissà che cazzo andrò a fare adesso, quando mi laureerò, chi conoscerò. Cosa farò da grande. Chissà come sarò fra qualche anno. Forse sarò sempre come quella paglia rimasta sola nel pacchetto. O forse no. O forse in fondo, in certi momenti, siamo tutti come quella paglia. Solo il tempo deciderà per noi; si, quello relativo. Quello che ha deciso che ora mi trascino fino al cesso.
E vado a letto.

domenica 4 luglio 2010

Calde sere emiliane, temporali improvvisi e Guccini

È davvero impressionante come un temporale possa cambiare l'ordine delle cose in un batter d'occhio. E come abbia cambiato la giornata di oggi: dall'immobile calura soporifera al vento che sbatteva tutto quello che trovava mentre Giove pluvio scatenava giù pioggia e tuoni. Non mi dispiace, se devo dire la verità. Un po' di freschezza, anche se violenta, ci voleva!
Anche se mi avrebbe fatto più piacere ieri sera, che quando ti metti a fare tipo 210 pizze attaccato a un forno, un po' di fresco farebbe piacere. Ma non si può avere tutto dalla vita, a parte correre subito a casa per farsi una doccia fotonica ghiacciata appena finito il lavoro.
L'estate è bella anche per questo, anche quando te sei fuori e il sole di mezzogiorno ti batte forte sul coppino. Che quando fa così penso a chi sta in pianura: come fanno? Come staranno quelli che in quel momento si trovano tipo a Rovigo, tra afa e zanzare? E gli altri di Modena? Chissà come son messi..
Di sicuro qua in montagna si sta meglio e si soffre meno, anche da un punto di vista climatico, nessun dubbio!
E a Modena ci siamo giusto scesi l'altra sera, e faceva caldo, molto caldo, ma ne è valsa la  pena. Il 106 express parte regolarmente da Roffeno's Rock e fa tappa a Zocca City e Spilamberto, per caricare i compagni di concerto Erica ed Alle, e arriva senza intoppi in quel di Modena. Il concerto era ovviamente quello del maestrone Guccini, grande evento, e data quella del 30 giugno di cui mi ricorderò sicuramente a lungo.
Modena devo dire è sempre bella, e la piazza per l'occasione era gremita. Ho letto su alcuni articoli dire di seimila, settemila, addirittura ottomila persone. Ho letto pure che c'erano il Liga, Vinicio Caposela, Vasco (Vasco?) Enzo Iacchetti ecc.
Ma non li ho visti, io ero la per vedere il Guccio e devo dire mi sono divertito un bel po'. Concerto fantastico! Ovviamente cominciato con Canzone per un'amica. Degno di nota il momento in cui Guccini ne stava parlando per introdurla dicendo "Eravamo.." e durante la pausa (probabilmente indotta dai fans) io e uno sconosciuto seduto vicino abbiamo intonato Cara ti amo degli Elio: "Eravamo fidanzati... Po o o o oiiiiii" poi il Guccio ha ripreso il discorso.. "Eravamo a Milano per registrare il disco..." e il concerto è iniziato.
Ed è proseguito con Il tema, Noi non ci saremo, la Canzone delle osterie di fuori porta, Canzone quasi d'amore, Ti ricordi quei giorni, Incontro, nonostante il pubblico avesse richiesto a gran voce Piccola città (e pure io ci speravo); Farewell, Eskimo e due inediti molto belli: il testmento di un pagliaccio e Su in collina, canzone tradotta da una poesia bolognese sulla Resistenza. E poi via con altri capolavori: Don Chisciotte, cantata con Flaco, Il vecchio e il bambino, Auschwitz, Dio è morto, Cirano e ovviamente in chiusura la Locomotiva. Le ultime tre devo dire le ho cantate con molto piacere.
Il buon Guccio era in forma, non ha risparmiato battute e dialoghi col pubblico, e durante il concerto son venuti fuori anche due siparietti davvero divertenti: uno è stato l'esecuzione di Vince Tempera di "Ufo robot", l'altro, che secondo me è stato una vera chicca, l'esecuzione di Guccini con un amico modenese di vecchia data di Be bop a lula, vecchio pezzo di Rock classico, dove Guccini ha tirato fuori un inaspettato stile roccheggiante.. E devo dire buona parte del concerto lo è stata, roccheggiante, più veloce e apprezzabile delle canzoni in studio. Talmente veloce che il concerto è passato davvero in fretta e, nonostante le proteste del pubblico, a mezzanotte meno dieci Guccini ha sfoderato La locomotiva: e vedere i pugni alzati di gente dai venti ai sessant'anni sembra davvero qualcosa di incredibile...
Poi dopo il passaggio della locomotiva erano rimaste soltanto bottiglie di vino vuote e carte varie sui sassi della piazza modenese...
E io continuavo a canticchiarmi le canzoni del Guccio..
Una bella serata emiliana, insomma, calda ma bella! Il giorno dopo c'è chi doveva studiare e chi si doveva alzar presto per lavorare, ma ne è valsa la pena.
E anche qui, ora è tornato bello, il temporale di prima mentre scrivevo si è spostato altrove, ed è tornato il sole.
Mi sa che si prevede un'altra calda serata emiliana...